La rivoluzione di Manchester

Oggi l’Fc United of Manchester è sinonimo, in tutto il mondo, di quel calcio alternativo di chi crede che i tifosi ancora possano dire la loro, che i clubs dovrebbero essere gestiti in armonia con la propria comunità e che esistano, soprattutto, cose più importanti dei risultati ottenuti sul rettangolo verde di gioco.

Ma come tutto questo ebbe inizio? La domanda è lecita.

Il rivoluzionario club di Manchester nasce nel 2005 subito dopo l’acquisizione del Manchester United da parte di Glazer e con la conseguente dura presa di posizione dei suoi tifosi. Cosa non nuova in quella città inglese… In passato, infatti, i tifosi dei Red Devils erano riusciti a contrastare, con successo, il tentativo effettuato da Murdoch di acquisire il loro club.

In quei giorni del 2005, in molti di loro esiste la concreta speranza che la stessa cosa si sarebbe potuta ripetere anche nei confronti di Glazer: ma questa volta la loro battaglia è destinata a fallire! Giorno dopo giorno, le cose sembrano precipitare: con l’arrivo del nuovo presidente si registra un consistente aumento dei prezzi dei biglietti e lo stadio viene ridisegnato per favorire l’ingresso dei tifosi occasionali, distruggendo così la leggendaria atmosfera dell’Old Trafford, che in tante occasioni era stata necessaria per vincere partite che sembravano destinate a terminare con un’ignominiosa sconfitta.

I tifosi capiscono che non è possibile trovare una qualsivoglia mediazione con il nuovo presidente e che è arrivato il momento di cercare un modo nuovo per tornare a vivere la loro passione.

Qualcuno di loro ricorda quando, nel lontano 1992, i tifosi del Northampton Town diedero il via ad una vera rivoluzione nel mondo del tifo, affermando che i tifosi, se messi alle strette, devono addirittura condurre una campagna contro il loro stesso club e che, soprattutto, hanno anche il diritto di acquisire una partecipazione al suo interno, per poterlo meglio controllare. Da questo fermento nacquero, nella metà degli anni 2000, i cosiddetti Trust che aiutarono i tifosi nell’acquisire quote azionarie dei loro club preferiti. In molti casi, i loro sforzi furono coronati da un insperato successo e club come l’Exeter City, il Brentford e lo York City videro il controllo di maggioranza gestito dai tifosi stessi.

Ma questo approccio potrebbe andare di pari passo con il successo sportivo?”. Questa era la domanda ricorrente che tanti tifosi si ponevano. Eppure solo pochi anni prima, nel 2002, i tifosi del Wimbledon FC si erano ribellati alla decisione presa del loro club di trasferirsi a Milton Keynes e avevano fondato, seduta stante, l’AFC Wimbledon, che in quel fatidico 2005, in poco tempo era riuscito a farsi strada nelle categorie della non-league, dimostrando che tutto ciò era possibile ed anche auspicabile.

Ispirati da questi esempi, i tifosi del Man Utd decidono di fondare un club di loro proprietà gestito in armonia con i loro desideri. Nel corso di pochi mesi, nella primavera del 2005, un comitato direttivo di quindici persone inizia a reclutare nuovi soci, a sviluppare un business plan, a trovare un posto dove giocare, ad elaborare uno statuto e a presentare una domanda alla FA per ufficializzare il nuovo club che si chiamerà: FC United of Manchester!

In maniera molto rapida, i tifosi riescono a raccogliere 180.000 sterline da circa 3.000 soci, un risultato che, di gran lunga, supera le loro aspettative più rosee. Qualcuno fa un grande investimento, ma la maggior parte dei tifosi acquista solo piccole quote.

La prima partita del club, un’amichevole a Leigh, si gioca a metà luglio. Sotto la guida di Karl Marginson, l’FC United di fronte a 2.500 tifosi ottiene un buon pareggio. La partita si conclude con una festosa invasione di campo (proibita all’Old Trafford) e i giocatori sono trasportati fuori dal terreno di gioco sulle spalle dei loro tifosi.

Dopo un’incredibile serie di promozioni durante i primi campionati, oggi l’FC United gioca nella National League North.  Ma il successo sul campo non è la sola cosa importante nella storia di questo rivoluzionario club, perché per molti dei suoi tifosi, tanto importante quanto le vittorie ottenute sul campo è il modo in cui sono gestite le cose.

L’FC United of Manchester non è la visione di un solo uomo ma, piuttosto, un veicolo per le speranze e i sogni dei tifosi, che hanno voce in capitolo. L’FC United è, soprattutto, un club della comunità perché non vende solo biglietti a prezzi contenuti, ma è anche pesantemente coinvolto nel mondo del lavoro, aiutando le persone svantaggiate della città, attraverso varie modalità.

Tanti anni fa, i club di calcio erano gestiti in sintonia con la tifoseria: ecco cosa stanno facendo i rivoluzionari di Manchester, stanno semplicemente riportando il calcio alle sue radici!

Per aiutarci a capire meglio la portata di questa storica rivoluzione calcistica, ecco le parole di Rick Simpson, uno dei primi fondatori del FC United of Manchester

 

– Come è nata l’idea di fondare l’FC United of Manchester?

Il 12 maggio 2005 la famiglia Glazer ha preso il controllo finanziario del MUFC, purtroppo si è trattato solo di un “leverage buy-out”, dato che il denaro per acquistare il club era stato preso in prestito in maniera tale che poi l’indebitamento fosse pagato dal club stesso. Poco a poco, io ed altri 1.000 tifosi della vecchia guardia, persone con la stessa voglia di cambiare, abbiamo iniziato ad alzare la voce contro questa acquisizione. Sulla scia della nostra protesta, molti tifosi, tra cui anche coloro gestivano la fanzine Red Issue, hanno pensato che l’unico modo positivo per reagire, era quello di creare un nuovo club di proprietà dei tifosi, dove ogni socio ha diritto di esprimere il suo voto a prescindere da quanto versa per divenire suo socio.

 

– Quanti tifosi vi hanno seguito fin dai primi giorni?

La prima stagione è stata un po’ “pazza” perché inizialmente molti tifosi dello United sono venuti al campo, soltanto per dare uno sguardo ma noi abbiamo cercato di coinvolgerli ricreando l’atmosfera che si respirava all’interno dello stadio nel 1970. Nel primo anno abbiamo ottenuto una media di circa 3.000 spettatori.

 

– I tifosi dello FC United non hanno amato Glazer, ci puoi spiegare il perché?

E’ vero che abbiamo continuato a vincere trofei …. Ma i prezzi dei biglietti sono aumentati del 50%, ed il costo medio di un abbonamento è aumentato di quasi 1.000 sterline, questo significa che molti vecchi tifosi della classe media, ormai, possono solo guardare le partite in un pub! I proprietari sanno che per mantenere lo stadio pieno devono almeno qualificarsi per la Champions League, in questa maniera 30.000 nuovi tifosi hanno sostituito quelli che non vanno più allo stadio, ma questi “nuovi” tifosi continuano a rimanere fedeli solo se ci si qualifica per la Champions League! I Glazer hanno una sola motivazione: guadagnare soldi e non si preoccupano se i vecchi tifosi ormai non possono più permettersi di sostenere il loro club.

 

– Quali sono le differenze tra una partita del Man Utd partita e un dello FC United?

Prima di tutto sono scomparsi, dal 1992, i settori in piedi nello stadio dello United, scomparsi in un sol colpo! Anche se al secondo anello della Stretford End c’è ancora un settore in piedi, a volte siamo buttati fuori dalla sicurezza per questo “crimine”. Nello stadio dell’FC United of Manchester, l’80 % dello stadio canta ad alta voce le vecchie canzoni del Man United insieme con quelle del nostro nuovo repertorio, un’atmosfera ben diversa!

 

– Come è cambiata l’atmosfera all’interno di uno stadio inglese dal ’70?

Il cambiamento è stato enorme! Se un tifoso venisse catapultato ai nostri giorni dal 1970, o dagli ’80 si sentirebbe … male. Ho amato la passione ed un pò di pericolo, allora ero giovane e stupido. Allo stadio del FC United ricreiamo la vecchia passione intonando i vecchi cori, ma senza la violenza di allora. Ora andare ad una partita di calcio in trasferta per i tifosi è quasi come visitare un teatro! Alla classe media, così come ai proprietari e alle autorità piace guadagnare tanti soldi senza avere problemi. Credo che, a volte, sia bello andare da qualche parte in trasferta e cantare per 90 minuti, cantare e urlare come un adolescente demente: la terra può essere un posto frustrante, ma mi sento meglio quando assisto ad una partita e posso usare la mia voce per strillare e cantare, cosa che non posso fare dove, ormai, si riesce a malapena a parlare!

 

– Il calcio moderno è fatto di prezzi elevati e di calcio televisivo, pensi che i tifosi possano cambiare questa tendenza in futuro? Lo stadio può tornare come in passato?

Tutto è nelle mani dei tifosi, italiani, inglesi, tedeschi, scandinavi etc. etc. che devono essere in grado di comunicare tra di loro senza la faziosità che li ha sempre divisi, cercando di costruire dei club di proprietà dei tifosi in ogni paese. Solo in questo modo sarà possibile cambiare davvero le cose … ma l’apatia … è una forza distruttiva! E’ stata davvero una decisione difficile per me e per gli altri 2-3.000 tifosi dello United allontanarsi dalla nostra “fede”, non vado all’Old Trafford dal 2005. Speriamo di poter vedere altri tifosi che avranno il coraggio di andare via e di ricreare un nuovo club solo per un principio, credo che possa accadere ancora ed accadrà …….. ma io sono un ottimista nato!

 

– Steve Evets l’attore protagonista del film: “Il mio amico Eric” interpreta il ruolo di un tifoso dello Fc, United, ci puoi dire qualcosa su di lui?

Steve è esattamente come il personaggio che interpreta: lui viene ancora nel bar gestito dai volontari, tra cui ci sono anch’io, prima di ogni partita per prendersi una birra, si fa una chiacchierata e poi sale sulle gradinate per sostenere i ragazzi. Un bravo ragazzo!

 

– Oggi l’Fc united ha costruito un nuovo stadio, un grande traguardo raggiunto.

Il Broadhurst Park, che deve il suo nome dal parco in cui si trova lo stadio, è stato inaugurato alla fine di maggio del 2015 e ha una capienza tra i 4.500-5.000 tifosi, la maggioranza in piedi e 800 seduti. E’ stato un lungo percorso con molti ostacoli, che abbiamo superato, sia finanziari, burocratici che logistici, ma grazie alla nostra caparbietà ora abbiamo un posto che possiamo chiamare casa.

In realtà, con sei milioni di sterline si sono completati due settori dello stadio mentre gli altri due lati necessitano ancora di lavori di completamento, ma la cosa più importante è che siamo riusciti ad inaugurare il nostro stadio ed ora possiamo affrontare tutte le sfide che si hanno quando si possiede una squadra di calcio e uno stadio.

La nostra organizzazione è ancora relativamente giovane e, naturalmente, non ancora perfetta, abbiamo una dirigenza eletta da 5.000 soci e noi ci dobbiamo preoccupare di controllare che mantengano il club autosufficiente finanziariamente e in linea con i suoi principi fondanti.

 

– L’amichevole contro il Benfica, un altro sogno realizzato.

Sì, è stata una grande notte, che noi tutti ricorderemo per molti anni. Abbiamo incontrato una squadra che noi tifosi più anziani ricordiamo fin dal 29 maggio del 1968, quando il nostro amato Manchester United, sconfiggendoli, vinse per la prima volta la Coppa dei Campioni. Anche se, naturalmente, i portoghesi hanno mandato giovani e riserve resta, sempre, una squadra ricca di storia e siamo stati molto onorati che abbiano deciso di partecipare alla nostra partita inaugurale.

 

– I tuoi progetti futuri?

Per quanto riguarda l’FC United continuerò a sottoscrivere il mio abbonamento stagionale e continuerò ad andare allo stadio insieme a Tom il mio figlio più giovane, che compirà 16 anni la prossima settimana. E’ un’enorme gioia poter condividere le emozioni, insieme, sia nella vittoria che nella sconfitta. Lui sta portando anche i suoi compagni di scuola, perché è consapevole che abbiamo bisogno di costruire la prossima generazione di tifosi. L’FC è quasi una scuola di formazione per entrambi i Manchester, per questo cantiamo le canzoni dei due club ad ogni partita. Più tifosi continueranno a seguire i due Manchester, il big United e il little United, più la leggenda continuerà.

Ho scritto un libro intitolato “Divided-Re United, è una storia che non parla di calciatori, ma dei tifosi che hanno seguito lo United, per un periodo di cinquant’anni dal 1966 al 2016. L’ho inviato ad alcuni editori, senza successo, e quindi non escludo che lo pubblicherò attraverso una piattaforma on-line. Continuo ad aiutare mia moglie nell’ altra grande passione della nostra vita che è quella di poter essere di aiuto non solo ai nostri figli ma anche a tante altre famiglie attraverso un’associazione che abbiamo creato nel 2005: http://www.space4autism.com

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Giorgio Acerbis tratto da Uk football stories  n.2

C’era una volta… Il Blackburn Rovers ‘94/’95

Giuseppe Platania

All’alba del 1991, Ewood Park era un vetusto impianto con tre tribune su quattro risalenti a diversi anni prima lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Gli spettatori, dall’alto di questi spalti antiquati e decadenti, assistevano un po’ nostalgici e infreddoliti alle dolorose, ruvide partite di Second Division del loro Blackburn Rovers Football Club, una squadra impegnata, anno dopo anno, a lottare con i propri denti per sfuggire ad un destino di retrocessione che prima o poi, temevano, avrebbe pur dovuto compiersi. Ma non sapevano ancora, all’epoca, che le cose, per mano di un uomo, sarebbero presto cambiate. In meglio, per giunta.
Giusto per fare qualche esempio, non avrebbero di certo immaginato, nel 1991, che nel giro di pochi anni la loro squadra avrebbe infranto per ben due volte di fila il record britannico di trasferimenti acquistando a suon di milioni – per l’epoca, s’intende – giocatori come Alan Shearer e Chris Sutton; o ancora, non si sarebbero di certo sognati di vedere un Ewood Park completamente ricostruito e messo a lucido, o di assistere alla nascita, praticamente dal nulla, di un moderno centro di allenamento a Brockhall Village, nella Ribbie Valley, 11 km a nord di Blackburn. Ancor meno, in tutta onestà, avrebbero immaginato di rivedere il Blackburn Rovers sul tetto d’Inghilterra, quattro anni dopo, al termine di una stagione culminata con un duello a distanza, tra Rovers e Manchester United, che sicuramente avrà fatto perdere qualche anno di vita a chi l’ha vissuto direttamente. Anni di vita che, c’è da sottolinearlo, nessuno ha finora più reclamato. Perché è stato tutto talmente limpido e intenso, talmente forte e significativo, che certi ricordi, certe sensazioni, non li scambierebbero più per nessun’altra cosa al mondo. Succede solo una volta nell’esistenza di un tifoso, e per un tifoso del Blackburn Rovers è la cosa più bella che possa essere mai accaduta: eterna linfa vitale, dolci ricordi che definiscono un prima e un dopo nell’ordine delle cose.

L’uomo del Sogno ha un nome e cognome, che resteranno per sempre scolpiti nella storia del Blackburn: Jack Walker. Per tutti, simpaticamente ‘Uncle Jack’, Zio Jack. Un appellativo quasi di confidenza, che denota l’origine locale dello storico proprietario dei Rovers. Jack Walker è infatti è un uomo di Blackburn, nato e formatosi nel Lancashire. Ha lasciato la scuola a 13 anni per lavorare come operaio in un’azienda dedita alla lavorazione del metallo e, dopo la morte del padre, a poco a poco, ha cominciato a costruire il suo piccolo impero, la Walkersteel. Una creatura che nel giro di pochi anni si è imposta in un ruolo leader nel panorama dell’industria del metallo britannico. Insomma, un ‘local boy’ divenuto grande. Sempre nel suo Lancashire, nella sua Blackburn. La lungimiranza di Walker è stata tale che nel 1988, pochi anni prima della recessione in Inghilterra, l’industriale inglese ha deciso di vendere con una tempistica perfetta la Walkersteel alla British Steel Corporation, ad una cifra record per l’epoca. E’ in questi anni che matura l’idea di risollevare le sorti della squadra di football della sua città, il Blackburn Rovers, di cui è stato da sempre tifoso. Comincia a farlo, sempre nel 1988, donando gratuitamente i materiali edili necessari per la ristrutturazione della nuova Riverside Stand del vetusto impianto di Ewood Park. Finisce infine per acquistare tutto il club, nel 1991, cambiandone per sempre le sorti. Quella di Jack Walker non è la classica, moderna e poco romantica storia del magnate giunto da lontano interessato ad investire capitali nel calcio europeo per un profitto a breve termine. Situazione che, per altro, a parte poche illuminate eccezioni, sta creando disastri su disastri nelle varie divisioni inferiori del calcio inglese, con buona pace dei tifosi. Quella di Jack Walker – dal 1991 in poi, Zio Jack – è, al contrario, la storia fortunata di un ragazzo di Blackburn che, divenuto grande, ha voluto restituire qualcosa alla sua città. Una grigia città del nord che, prima del suo arrivo, aveva pochi motivi per sognare qualcosa di importante.

Per capire l’impatto che Uncle Jack ha avuto sulla storia del Blackburn Rovers, bisogna riavvolgere il nastro e tornare alla seconda metà degli anni ’80. I Blues and Whites vivono un periodo buio. Sfiorano la retrocessione dalla Second Division nella stagione 1985-86 e siccome le cose non sembrano prendere una piega migliore all’inizio dell’annata successiva, Bobby Saxton, a Natale, viene definitivamente esonerato dal club. A Blackburn giunge allora Don Mackay, che a poco a poco risolleva le sorti dell’undici del Lancashire, terminando la sua prima mezza stagione in dodicesima piazza. Per tre stagioni consecutive, anche grazie all’arrivo di giocatori del calibro di Ossie Ardiles, Steve Archibald e Frank Stapleton – secondo la leggenda, portati a Blackburn proprio grazie al contributo di Jack Walker, che già in quegli anni cominciava ad interessarsi alle sorti della sua futura squadra – i Rovers di Mackay arrivano in quinta piazza, sfiorando anno dopo anno la promozione. Promozione che si tramuta ufficialmente in maledizione quando, nel 1990, all’alba dell’ultimo decennio del secolo, il Blackburn fallisce il play-off contro lo Swindon. A questo punto il malumore torna a regnare ad Ewood Park, ma è uno stato d’animo destinato a perdurare per brevissimo tempo, perché sta per entrare in scena Mister Jack Walker, per tutti Uncle Jack. L’imprenditore locale preleva ufficialmente il club nel gennaio del 1991. Correva l’anno calcistico 1990-91, un’annata di estrema sofferenza per un Blackburn Rovers irrimediabilmente scottato dalla sconfitta nei play-off della precedente stagione. Don Mackay fa il possibile per scongiurare la retrocessione e, sfruttando a dovere i fondi che Uncle Jack gli mette subito a disposizione, riesce a terminare in diciannovesima piazza: i Blues and Whites rimangono dunque in Second Division. Conclusosi definitivamente l’anno di transizione, Walker fissa subito gli obiettivi della sua gestione e non ha paura di esprimerli pubblicamente: il suo Blackburn dovrà tornare presto in Premier Division, ritagliarsi uno spazio all’interno dell’élite del calcio inglese e, nel giro di pochi anni, andare a competere con i migliori club europei. Dà quindi il benservito a Don Mackay e chiama a Blackburn niente meno che Kenny Dalglish, che ha appena concluso la sua esperienza vincente al Liverpool. Firma nell’ottobre del 1991, la data ufficiale dell’inizio del Sogno del Blackburn Rovers.

Il palmarès del Blackburn Rovers FC

Premier League: 1994-95
Division One: 1911-12; 1913-14
Division Two: 1938-39
Division Three: 1974-75
FA Cup: 1884; 1885; 1886; 1890; 1891; 1928
League Cup: 2002

Il manager scozzese ha fin da subito un grande impatto all’interno dello spogliatoio dei Rovers, ma se riesce a risalire la china della classifica è anche grazie all’aiuto dei nuovi innesti portati nel Lancashire da Jack Walker: Alan Wright dal Blackpool, Colin Hendry dal Manchester City, ma soprattutto Mike Newell dall’Everton, che insieme a David Speedie formerà una coppia d’attacco a dir poco micidiale per la categoria. A dicembre il Blackburn di Dalglish ha già agguantato la terza piazza della classifica, ma è solo nell’ultimo weekend stagionale, dopo alti e bassi primaverili, che i Blues and Whites conquistano un posto nei play-off, battendo il Plymouth Argyle per 3-1 con una super tripletta di Speedie. Siamo nel maggio del ’92, alla vigilia delle due partite più folli della storia recente del Blackburn, la doppia semifinale dei play-off contro il Derby County. Ad Ewood Park i Rovers non ci capiscono nulla per quindici minuti e i Rams sono già in vantaggio di due reti alla metà della prima mezz’ora di gioco. Fortunatamente, Scott Sellars trova la zampata vincente per accorciare lo svantaggio al 30’, dopodiché Newell riesce incredibilmente a pareggiarla poco prima dell’intervallo. Nella ripresa la doppietta di David Speedie manda i Rovers in paradiso e nonostante i brividi della semifinale di ritorno (sconfitta per 2-1 al Baseball Ground), il Blackburn di Dalglish vola a Wembley per giocarsi la Premier Division col Leicester City. Vincerà 1-0, grazie al rigore di Mike Newell, che permette al Blackburn, in quel magico pomeriggio soleggiato londinese, di divenire un membro fondatore della neonata Premier League.

Con la promozione, viene realizzato solo il primo grande sogno di Jack Walker: il secondo, a breve termine, era infatti il nuovo stadio. Dopo la finale dei play-off, nel giugno del ’92 viene data l’approvazione ai lavori del nuovo Ewood Park, che hanno portato, nell’arco di circa tre anni, alla costruzione di un impianto da 31,000 posti tutti a sedere, il cui fiore all’occhiello è rappresentato dalla mastodontica Jack Walker Stand, un capolavoro da 11,000 posti che ha rimpiazzato la vecchia Nuttall Street Stand e che ha preso il nome proprio dallo storico proprietario dei Rovers. Con un Ewood Park finalmente ammodernato e tirato a lucido, si prospettavano anni magici dalle parti di Blackburn, e a ragione. Conquistata la neonata Premier League, Uncle Jack provò fin da subito a tener fede alle sue promesse iniziali mettendo a segno un colpo clamoroso, al termine di un estenuante duello di mercato col Manchester United di Alex Ferguson: nel Lancashire arrivò infatti niente meno che Alan Shearer, sogno offensivo di squadre ben più blasonate del Blackburn, quali i Red Devils, appunto, e il Liverpool. Shearer si aggregò alla truppa di Dalglish al termine di una trattativa che divenne un vero e proprio tormentone dell’estate del 1992, reduce per altro da un Europeo con l’Inghilterra sottotono, fatto di una sola presenza nella fase a gironi e zero reti all’attivo. Fu infranto ogni record nelle logiche del calciomercato inglese: per l’esorbitante cifra – per quei tempi – di 3,6 milioni di sterline, infatti, l’ex-Southampton, a 22 anni, si accasò alla corte dei Rovers, che per giunta cedettero ai Saints, nel contesto della trattativa, David Speedie, per nulla felice di lasciare il Blackburn. Da quel momento in poi, i Rovers e Shearer divennero una cosa sola, un tutt’uno, un sogno meraviglioso che ancora risplende di luce propria nelle memorie dei tifosi di Ewood Park. La prima stagione in Premier League andò oltre ogni aspettativa. Il Blackburn Rovers, che giocava in quella splendida divisa targata Asics e sponsorizzata dalla birra scozzese McEwan’s, arrivò quarto, un punto dietro il Norwich City terzo (per comprendere l’importanza del traguardo, basti pensare che allora la terza piazza valeva il biglietto d’entrata in Coppa UEFA) e a tredici dal Manchester United campione d’Inghilterra. E pensare che questa meravigliosa annata Shearer non poté nemmeno godersela tutta: infortunatosi al legamento del crociato anteriore destro in dicembre, in un match di campionato contro il Leeds United, il ragazzo di Newcastle non andò oltre le 21 presenze, segnando comunque la bellezza di 16 gol. Ma c’era ancora tempo; stagioni più prospere e fiorenti si profilavano all’orizzonte: quei giorni erano fatti di un sapore che chiunque, a Blackburn, cominciava a pregustare con appagante attesa. Nella stagione 1992-94 si andò parecchio oltre. Quell’anno, infatti, il Blackburn lottò per il titolo con il Manchester United. Sebbene i Red Devils di Alex Ferguson occuparono la prima piazza per gran parte della stagione, in primavera il gap venne parecchio diminuito, ma la vittoria nello scontro diretto di Ewood Park (2-0, con superba doppietta di un ritrovato Shearer, che a termine stagione avrà realizzato un bottino complessivo di 34 centri) non bastò per sperare nel successo finale: il titolo di Campioni d’Inghilterra andò nuovamente alla corazzata di Alex Ferguson, ma il Blackburn arrivò secondo a otto lunghezze, ottenendo il piazzamento più alto della sua storia in 80 anni e, soprattutto, una storica qualificazione in Coppa UEFA, dopo averla solo sfiorata la passata stagione.

Zio Jack realizzò dunque il suo terzo sogno: entrare a far parte delle squadri più forti d’Europa. Si rese conto, allo stesso tempo, che per lottare per il titolo inglese e competere sui palcoscenici europei, sarebbe servito qualcosa in più. Un nuovo importante innesto, tanto per cominciare. Si scrisse ancora la storia del calciomercato britannico quando nell’estate del ’94 Chris Sutton si aggregò alla corte di Kenny Dalglish per la cifra record di 5 milioni di sterline, direttamente dal Norwich City. Il ragazzino di Nottingham, alla sola età di 21 anni, andò a formare una partnership d’attacco che rimarrà per sempre nella memoria del calcio inglese: la leggendaria ‘SAS’, ‘Sutton and Shearer’, una delle coppie più prolifiche, belle e romantiche della storia della Premier League. Quel Blackburn, però, non si limitava alla sola SAS. Kenny Dalglish poteva vantare di giocatori del calibro del terzino mancino Graeme Le Saux, del centrocampista David Batty, del capitano Tim Sherwood, del roccioso norvegese Henning Berg, del colosso scozzese Colin Hendry, nonché del già citato Mike Newell e di un giovanissimo Shay Given, ai tempi riserva del più esperto Tim Flowers. La stagione 1994-95 che stava per cominciare sarebbe rimasta per sempre scolpita nella memoria di tutti gli appassionati di calcio d’Inghilterra come una delle annate più belle e coinvolgenti di sempre. Il Blackburn cominciò quella stagione con la trasferta di Southampton, finita per 1-1. Chris Sutton si mise subito in mostra, sfiorando a più riprese il primo gol stagionale dei Rovers, ma sprecando il più delle volte sotto porta. Ci pensò dunque Alan Shearer, proprio su assist del suo compagno di reparto, a ristabilire l’equilibrio dopo che i Saints si erano portati avanti nel primo tempo con la rete di Nicky Banger. Poco male, perché appena tre giorni più tardi gli uomini del Lancashire ottennero una vittoria con stile contro il Leicester, per 3-0, ad Ewood Park. In quell’occasione fu proprio Sutton a mettere la firma sul primo gol casalingo della stagione, mettendo il primo tassello sui suoi 15 gol in campionato. Fu il primo di una serie di larghi successi, inframezzati solo dal pari a reti bianche in casa dell’Arsenal. La prima sconfitta, invece, giunse a Norwich, per 2-1, seguita, tre giornate più tardi, dalla disfatta casalinga nello scontro diretto contro il Manchester United. Fu un pomeriggio piuttosto controverso: i Rovers si portarono avanti con Paul Warhurst, ma allo scadere del primo tempo l’arbitro assegnò un discusso penalty allo United ed espulse il colosso norvegese Berg, permettendo ad Eric Cantona di pareggiare prima dell’intervallo. I Red Devils, in superiorità numerica, vinsero per 2-4 ad Ewood Park, ma il Blackburn reagì magnificamente alla batosta, infilando una serie strepitosa di 12 risultati utili consecutivi, di cui 1 pareggio e 11 vittorie, tra le quali, memorabili, il 3-2 rifilato al Southampton – con Shearer e Le Tissier protagonisti indiscussi della gara – e il 4-2 al West Ham United, sempre ad Ewood Park, con tripletta di Alan Shearer. La prima sconfitta dopo questo filone impressionante di vittorie, arrivò, guarda caso, all’Old Trafford, nella gara di ritorno contro il Manchester United, il 22 gennaio 1995: finì 1-0 per i padroni di casa, che vinsero grazie al gol di Eric Cantona all’80’. Tre giorni dopo proprio il francese, in un raptus di follia, concluse la sua stagione per squalifica in seguito al tristemente celebre assalto ad un tifoso di Selhurst Park, in una partita che lo United pareggiò per 1-1 contro i padroni di casa del Crystal Palace.

La classifica marcatori FA Premier League 1994-95

Gol Marcatori Squadra
34 Alan Shearer Blackburn
25 Robbie Fowler Liverpool
24 Les Ferdinand QPR
22 Stan Collymore Nottingham Forest
21 Andy Cole Newcastle/Man Utd
20 Jurgen Klinsmann Tottenham

 

Ormai non c’erano più dubbi: nonostante le due sconfitte negli scontro diretti, il Blackburn Rovers se la stava giocando ad armi pari con lo United per il titolo nazionale. Specialmente a partire da gennaio, quando il Newcastle United, ceduto Andy Cole ai Red Devils alla cifra record di 7 milioni di sterline, si auto-proclamò ufficialmente fuori dai giochi nella corsa al titolo. A partire dal nuovo anno fu il Blackburn a rimanere saldamente in sella alla testa della classifica. Per contro, il cammino nelle coppe fu a dir poco disastroso. Gli uomini di Dalglish non ebbero nemmeno il tempo di assaporare il gusto del calcio europeo che vennero eliminati nel primo turno di Coppa UEFA per mano degli svedesi del Trelleborgs. Neppure nei tornei nazionali andò meglio: non si superò infatti il quarto turno in Coppa di Lega, mentre la FA Cup si concluse al terzo, a vantaggio del Newcastle di Kevin Keegan. Poco male, perché ormai il Blackburn rincorreva a vele spiegate il sogno della Premier League: tirare i remi in barca, a quel punto della stagione, aveva poco senso. Più ci si inoltrava nella primavera, più diventava difficile mantenere i nervi saldi. Eppure, per impedire al Manchester United di conquistare il suo terzo campionato consecutivo, era necessario uno sforzo psicologico immane, oltre che fisico. La corsa alle fasi finali della stagione fu un duello serrato, sudato, sofferto. Tra febbraio e aprile, i Rovers infilarono un’altra serie di dieci risultati utili consecutivi, ma alla quintultima giornata arrivò una pesante sconfitta per mano del Manchester City, che vinse ad Ewood Park per 2-3. La reazione arrivò tre giorni più tardi contro il Crystal Palace, ma anche la penultima trasferta stagionale fu ostile agli uomini di Kenny Dalglish, che uscirono sconfitti da Upton Park con un secco 2-0. A due giornate dal termine il Blackburn era ancora in prima posizione, ma tutto sostava pericolosamente lungo il sottilissimo filo di un fragile equilibrio. Un altro passo falso e sarebbe stata la fine. L’ultima di Ewood Park, nella quale si registrò anche il record di presenze stagionale (30,545 spettatori ad assistere all’ultima casalinga dei propri beniamini) si concluse con un tiratissimo successo: 1-0 al Newcastle, ancora Shearer. La classifica, alla fine dei novanta minuti, recitava così: Blackburn Rovers 89, Manchester United 87. Ballavano due pericolosissimi punti tra le due compagini. Ora toccava andare ad Anfield, a giocarsela col Liverpool, mentre lo United era ospite del West Ham a Londra. La data è quella del 14 maggio 1995.

Fu una delle ultime giornate più folli ed esaltanti dell’intera storia calcistica moderna. Tutto era cominciato al meglio per il Blackburn: Alan Shearer aveva aperto le marcature al 20’ siglando il suo 37° centro stagionale, mentre il West Ham, dopo essersi fatto mettere sotto per mezz’ora da un grande United, aveva clamorosamente spezzato l’equilibrio di risultato con la rete di Michael Hughes al 31’. Tuttavia, nella ripresa, il contesto viene del tutto ribaltato. I Red Devils agguantano il meritato pareggio al 52’ grazie a Brian McClair, mentre a Liverpool i Reds annullano il vantaggio dei Rovers al 64’ con il gol di John Barnes. In questi istanti il Blackburn sarebbe campione, ma la pressione inferocita degli uomini di Alex Ferguson mette in forte apprensione tutti quei tifosi che con gli occhi sono ad Anfield e con le radioline ad Upton Park. Se lo United avesse vinto e il Blackburn pareggiato, i Red Devils avrebbero conquistato il titolo per una mera questione di differenza reti. Dopo una stagione così, sarebbe stato decisamente troppo per chiunque. Dal 64’ in poi, quindi, un filo rosso di paura, apprensione, ansia e frustrazione collegava invisibilmente gli spalti di Anfield e quelli di Upton Park. Qui, sotto la Bobby Moore Stand, è un vero e proprio bombardamento. Il protagonista assoluto è un ragazzo di un metro e novantuno proveniente da Prostejov, Repubblica Ceca: Ludek Miklosko, che ha difeso con onore i pali degli Hammers tra il 1990 e il 1998. Ma soprattutto, quel pomeriggio, ha tenuto vive e vegete le speranze dei tifosi del Blackburn, dato che il suo West Ham nulla più aveva da chiedere al campionato, parando di tutto ad Andy Cole e soci. Quando Jamie Redknapp, al 93’, punisce Tim Flowers mettendo la firma sul successo del Liverpool, l’agonia dei tifosi del Blackburn è allo stremo. Ad Anfield la gara è virtualmente finita da un pezzo; la tensione attanaglia le caviglie dei giocatori dei Rovers. Non importa la sconfitta, la testa è solo ad Upton Park, da dove si attende febbrilmente ogni minima notizia. A ogni parata di Miklosko, un brivido gelido scende lungo la schiena del popolo biancoblu. Si suda freddo. I secondi che passano perdono il loro significato; il tempo è un eterno indefinito e confuso.  Quando il triplice fischio risuona sugli spalti di Upton Park, tutto ritorna alla sua chiarezza originale. I tifosi del Lancashire esplodono di una gioia troppo intensa per essere capita, Kenny Dalglish viene sommerso dagli abbracci dei suoi giocatori. 81 anni dopo, il Blackburn Rovers è Campione d’Inghilterra. L’ultimo Sogno di Uncle Jack, che lascerà questo mondo cinque anni più tardi, si è realizzato nel più incredibile dei modi.

La rosa campione d’Inghilterra 1994-95

1 Tim Flowers – POR [Eng] 14 Lee Makel – DIF [Eng]
2 Tony Gale – DIF [Eng] 15 Richard Witschge – CEN [Ola]
3 Jeff Kenna – DIF [Irl] 16 Chris Sutton – ATT [Eng]
4 Tim Sherwood © – CEN [Eng] 17 Robbie Slater – CEN [Aus]
5 Colin Hendry – DIF [Sco] 20 Henning Berg – CEN [Nor]
6 Graeme Le Saux – DIF [Eng] 21 Paul Harford – CEN [Eng]
7 Stuart Ripley – CEN [Eng] 22 Mark Atkins – CEN [Eng]
8 Kevin Gallacher – ATT [Sco] 23 David Batty – CEN [Eng]
9 Alan Shearer – ATT [Eng] 24 Paul Warhurts – CEN [Eng]
10 Mike Newell – ATT [Eng] 25 Ian Pearce – DIF [Eng]
11 Jason Wilcox – CEN [Eng] 26 Frank Talia – POR [Aus]
12 Nicky Marker – DIF [Eng] 31 Shay Given – POR [Irl]
13 Bobby Mimms – POR [Eng]  

UK FOOTBALL STORIES N.3

pag. 4 Premier League – Come Antonio Conte ha conquistato l’Inghilterra di Vincenzo Lacerenza

pag. 8 Championship – Due storie da ricordare: la leggenda dei piccoli
cani e il lungo volo dei gabbiani di Giuseppe Platania

pag. 15 Scozia e Irlanda: il film della stagione di Matteo Viscardi

pag. 18 La nuova vita del Leyton Orient  di Matteo Viscardi

pag. 21 Stagione 1937-38 di Luca Argiolas

pag. 30 23 ottobre 1971: what a sensation ad Hampden Park! di Roberto Pivato

pag. 36  La promessa di Blanchflower  di Vincenzo Lacerenza

pag. 44 Mc Coist, DNA Gers di Renato Maisani

pag. 48 Le Tissier, il Dio di Southampton  di Matteo Ferazzoli

pag. 52  Home champions 1919 – 1939  (2 puntata) di Vincenzo Paliotto

pag. 55 Blackburn rovers di Angelo Tuttobene

pag. 51 Fans club di Emilio Scibona

pag. 67 Facce di bronzo di Vincenzo Felici

pag. 70 Books Corner

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UK FOOTBALL STORIES N. 2

pag.6 George Best vs Kevin Keegan  di Vincenzo Platania

pag. 22 Il lattaio di Vincenzo Lacerenza

pag. 31 Home British Championship   (1 parte)  di Vincenzo Paliotto

pag.38 Derry City Football Club: l’unica nordirlandese d’Irlanda di Roberto Pivato

pag. 48 I Famous Five di Leith che ispirarono Pelé di Alessandro Girola

pag. 55 Fenomenologia del Manchester City – Come è diventato uno dei club più importanti al mondo  di Enrico Turcato

pag. 61 Owen di Renato Maisani

pag. 68 Diolch, Gary! di Marco Trombetta

pag. 74 La rivoluzione di Manchester di Giorgio Acerbis

pag.82 Upton Sparks `86 di Giampiero Vola

pag.87 Ultima Fermata: Swindon Town di Angelo Tuttobene

pag.99 Mifsud: eroe per una notte all’Old Trafford di  Francis McLeac

pag. 104 Spesso in area di rigore era capace di volare. Acrobazie e gol di Mary Poppins Platt di Luca Savarese

pag. 111 Hampden Park  di Emilio Scibona

pag. 116 Intervista “Il calcio inglese” di Luca Garino

pag. 121 “Beer, rage and enemy’s blood”: come nasce l’ideale hooligans di Matteo Ferazzoli

pag.133 Old Club Subbuteo Ancona “I.N.S.O.M.M.A” di Vincenzo Felici

pag.137 Tradizioni, leggende, miti e curiosità del calcio britannico dalla A alla Z di Francesco Scabar

pag 149 Books corner

copertina per il web

 

UK FOOTBALL STORIES N 1

In questo primo numero troverete :

pag 7 : Mourinho vs Wenger  di Giuseppe Platania

pag 22: Il piglio del tackle di Vincenzo Felici

pag 27: La tragedia di Monaco! di Simone Galeotti

pag 38: Glasgow: tra fedi diverse e odio comune diAlessandro Girola

pag 44: The Cup was let out of England: la favola del Cardiff  di Vincenzo Lacerenza

pag 51: Imparare dal passato guardando al futuro  di Indro Pajaro

pag 57: La prima volta dell’Irlanda  del Nord  di Vincenzo Paliotto

pag 62: Leicester, con Ranieri si sogna in grande di Francis McLeac

pag 68 : L’Ambizione di ripartire, sempre di Marco Mazzetti

pag.74 Paul Gascoigne di Renato Maisani

pag. 80 This is Anfield  di Emilio Scibona

pag. 87 Gli anni ‘80 del British Football: trionfi e tragedie tra i diktat della Thatcher di Angelo Tuttobene

pag. 109 Quando le banane conquistarono gli stadi di Giorgio Acerbis

pag. 113 Da Londra nord a Gaza  di Gianni Galleri

pag. 121 Il Fenomeno Salford City di Davide Cappelli

pag. 125 Prodezze e nefandezze anglosassoni in Italia di Luca Savarese

pag. 141 Lo sapevi che…

pag. 144 Books corner

copertina per il web