Edinburgh Derby, Hearts-Hibernian

 Non rappresenterà l’aristocrazia allo stato puro del calcio scozzese, il predominio di Glasgow sulla scena nazionale è a dir poco inarrivabile con il blasone e l’enorme quantità di trofei vinti da Celtic e Rangers, ma l’Edinburgh Derby, la stracittadina della capitale, identifica uno dei momenti più belli dal punto di vista del folklore e dello spettacolo del football nella tradizionale Scozia. Il derby di Edimburgo mette di fronte gli Hearts of Midlothian, fondati nel 1874, e l’Hibernian, nato appena un anno più tardi. Nel dualismo cittadino tra i due storici club si riconosce una rivalità che supera di gran lunga i meri confini calcistici e agonistici. Quelli che sostengono gli Hearts sono, infatti, di fede protestante, mentre i biancoverdi dell’Hibernian sbandierano la fede cattolica. L’Hibernian è stato fondato a Cowgate, un’antica zona della città, da irlandesi, che del resto rievocarono il romanico Hibernia, antico nome d’Irlanda. I colori sociali del club, lo stemma sociale e le tradizioni ricordano l’Irlanda, ma la tifoseria ha allargato i propri affiliati ad altri supporters senza distinzione di razza e di fede religiosa. L’Hibernian è stato il primo club della costa orientale della Scozia a vincere la FA Cup nazionale e sul finire dell’Ottocento superò in una gara amichevole anche i titolatissimi inglesi del Preston North End. Gli Hearts, invece, sono nati anche un anno prima degli hibs e la loro denominazione sociale pare derivare da una danza molto in voga in quel periodo del XIX secolo. I loro colori sociali sono da sempre il bianco ed il rosso scuro, proprio per ricordare in qualche modo il colore dei cuori. Il primo derby nella capitale scozzese si è disputato addirittura nel giorno di Natale del 1875, con la vittoria degli Hearts con un risultato di misura. Il primo derby di una lunghissima serie, che in gare ufficiali ha superato addirittura i 300 match giocati. In realtà Hearts e Hibernian hanno giocato in totale la bellezza di oltre 600 derby, una cifra ragguardevole, probabilmente inarrivabile. Infatti, alle gare di campionato, di coppa nazionale e di coppa di lega vanno aggiunti i numerosi friendly match, vale a dire le amichevoli, e gli svariati tornei locali che hanno segnato le varie epoche del calcio ad Edimburgo come la East of Scotland Shield, la Rosebery Charity Cup, la Wilson Cup e la Dunedin Cup.  La stracittadina di Edimburgo ha vissuto, comunque, sempre match intensissimi, anche se non sempre per sfide di alta classifica in campionato o per l’assegnazione di una coppa. In una sola occasione il derby era valido per qualcosa di veramente importante. Nel 1896 le due squadre si ritrovarono in finale a contendersi la Coppa di Scozia, con il successo degli Hearts per 3-1, richiamando un pubblico di oltre 17.000 spettatori, una cifra considerevole per l’epoca. Anche se lo stesso derby, il primo nella storia del campionato scozzese, giusto qualche mese prima, di spettatori ne aveva richiamati 17.500. E’ stata questa nella storia del calcio scozzese l’unica finale dell’ambitissima coppa nazionale a disputarsi fuori dai confini di Glasgow. Il derby di Edimburgo in ogni caso ha sempre registrato il pubblico delle grandi occasioni. Il 2 gennaio del 1950 ad Easter Road, casa degli hibs, si è giocato il derby con il maggior numero di spettatori sugli spalti, ben 65.860. Che rappresentano un record nazionale per i match giocati lontano da Glasgow. John Grant Robertson, invece, nato proprio ad Edimburgo il 2 ottobre del 1964, ha segnato oltre 200 gol in carriera con la maglia degli Hearts e, al di là di una breve e sfortunata parentesi con il Newcastle United, ha sempre giocato con la maglia della squadra della sua città. E’ soprannominato il the hammers of hibs, in pratica il giustiziere degli hibs, in quanto in carriera ha segnato 27 volte nell’Edinburgh Derby, diventandone in primatista assoluto dei gol fatti, in un arco di tempo anche abbastanza lungo tra il 1983 ed il 1998. Lo seguono a pari merito Walker, ancora sul fronte degli Hearts, e Gordon Smith, con la maglia dell’Hibernian, a quota 15 reti. L’Edinburgh Derby probabilmente rappresenta l’essenza del vero calcio scozzese, con l’attaccamento dei suoi tifosi, l’attesa per il match ed il grande rispetto delle tradizioni, che a queste latitudini vogliono significare tutto o quasi. Il derby della capitale rimane comunque un derby sostanzialmente corretto, senza incidenti, con grande rivalità ma anche grande rispetto. L’Hibernian si esibisce ad Easter Road, gli Hearts of Midlothian a Tynecastle. I loro palmarès non sono ricchissimi, anche se in Scozia a vincere sono quasi sempre in tutte le competizioni i Rangers ed il Celtic. Gli Hearts hanno vinto nella loro storia 4 titoli nazionali, 4 FA Cup e 4 Coppe di Lega. L’Hibernian, invece, ha vinto 4 volte il campionato, 4 la Coppa di Scozia e 2 la Coppa di Lega. Numerose anche le partecipazioni alle coppe europee, senza risultati di rilievo purtroppo. Ma l’Edinburgh Derby continua a rimanere un derby bello ed intensissimo. Del resto la tifoseria dell’Hibernian è tra quelle che ha creato i maggiori grattacapi nel Regno Unito a partire dagli Anni Ottanta in poi. Le gesta dei Capital City Service, il maggiore dei gruppi organizzati al seguito degli hibs, sono state raccolte addirittura in due libri diventati un cult per la cultura calcistica scozzese. These Colours Don’t Run e Hibs Boy raccontano delle rivalità dei biancoverdi anche abbastanza diffuse non solo nei confronti dei concittadini dell’Hearts, ma anche al cospetto di Rangers, Aberdeen, Airdrie, Millwall, Leeds, Chelsea fino a  giungere agli scontri nel 2005 contro la tifoseria del Dnipro in ambito internazionale. Il movimento casual ha trovò terreno fertile ad Edinburgo sul fronte dell’Hibernian, un po’ come in tutta la Scozia

Vincenzo Paliotto

Tratto dal libro FOOTBALL FANS  urbone Publishing

Edinburgh Derby, Hearts-Hibernian

Non rappresenterà l’aristocrazia allo stato puro del calcio scozzese, il predominio di Glasgow sulla scena nazionale è a dir poco inarrivabile con il blasone e l’enorme quantità di trofei vinti da Celtic e Rangers, ma l’Edinburgh Derby, la stracittadina della capitale, identifica uno dei momenti più belli dal punto di vista del folklore e dello spettacolo del football nella tradizionale Scozia. Il derby di Edimburgo mette di fronte gli Hearts of Midlothian, fondati nel 1874, e l’Hibernian, nato appena un anno più tardi. Nel dualismo cittadino tra i due storici club si riconosce una rivalità che supera di gran lunga i meri confini calcistici e agonistici. Quelli che sostengono gli Hearts sono, infatti, di fede protestante, mentre i biancoverdi dell’Hibernian sbandierano la fede cattolica. L’Hibernian è stato fondato a Cowgate, un’antica zona della città, da irlandesi, che del resto rievocarono il romanico Hibernia, antico nome d’Irlanda. I colori sociali del club, lo stemma sociale e le tradizioni ricordano l’Irlanda, ma la tifoseria ha allargato i propri affiliati ad altri supporters senza distinzione di razza e di fede religiosa. L’Hibernian è stato il primo club della costa orientale della Scozia a vincere la FA Cup nazionale e sul finire dell’Ottocento superò in una gara amichevole anche i titolatissimi inglesi del Preston North End. Gli Hearts, invece, sono nati anche un anno prima degli hibs e la loro denominazione sociale pare derivare da una danza molto in voga in quel periodo del XIX secolo. I loro colori sociali sono da sempre il bianco ed il rosso scuro, proprio per ricordare in qualche modo il colore dei cuori. Il primo derby nella capitale scozzese si è disputato addirittura nel giorno di Natale del 1875, con la vittoria degli Hearts con un risultato di misura. Il primo derby di una lunghissima serie, che in gare ufficiali ha superato addirittura i 300 match giocati. In realtà Hearts e Hibernian hanno giocato in totale la bellezza di oltre 600 derby, una cifra ragguardevole, probabilmente inarrivabile. Infatti, alle gare di campionato, di coppa nazionale e di coppa di lega vanno aggiunti i numerosi friendly match, vale a dire le amichevoli, e gli svariati tornei locali che hanno segnato le varie epoche del calcio ad Edimburgo come la East of Scotland Shield, la Rosebery Charity Cup, la Wilson Cup e la Dunedin Cup.  La stracittadina di Edimburgo ha vissuto, comunque, sempre match intensissimi, anche se non sempre per sfide di alta classifica in campionato o per l’assegnazione di una coppa. In una sola occasione il derby era valido per qualcosa di veramente importante. Nel 1896 le due squadre si ritrovarono in finale a contendersi la Coppa di Scozia, con il successo degli Hearts per 3-1, richiamando un pubblico di oltre 17.000 spettatori, una cifra considerevole per l’epoca. Anche se lo stesso derby, il primo nella storia del campionato scozzese, giusto qualche mese prima, di spettatori ne aveva richiamati 17.500. E’ stata questa nella storia del calcio scozzese l’unica finale dell’ambitissima coppa nazionale a disputarsi fuori dai confini di Glasgow. Il derby di Edimburgo in ogni caso ha sempre registrato il pubblico delle grandi occasioni. Il 2 gennaio del 1950 ad Easter Road, casa degli hibs, si è giocato il derby con il maggior numero di spettatori sugli spalti, ben 65.860. Che rappresentano un record nazionale per i match giocati lontano da Glasgow. John Grant Robertson, invece, nato proprio ad Edimburgo il 2 ottobre del 1964, ha segnato oltre 200 gol in carriera con la maglia degli Hearts e, al di là di una breve e sfortunata parentesi con il Newcastle United, ha sempre giocato con la maglia della squadra della sua città. E’ soprannominato il the hammers of hibs, in pratica il giustiziere degli hibs, in quanto in carriera ha segnato 27 volte nell’Edinburgh Derby, diventandone in primatista assoluto dei gol fatti, in un arco di tempo anche abbastanza lungo tra il 1983 ed il 1998. Lo seguono a pari merito Walker, ancora sul fronte degli Hearts, e Gordon Smith, con la maglia dell’Hibernian, a quota 15 reti. L’Edinburgh Derby probabilmente rappresenta l’essenza del vero calcio scozzese, con l’attaccamento dei suoi tifosi, l’attesa per il match ed il grande rispetto delle tradizioni, che a queste latitudini vogliono significare tutto o quasi. Il derby della capitale rimane comunque un derby sostanzialmente corretto, senza incidenti, con grande rivalità ma anche grande rispetto. L’Hibernian si esibisce ad Easter Road, gli Hearts of Midlothian a Tynecastle. I loro palmarès non sono ricchissimi, anche se in Scozia a vincere sono quasi sempre in tutte le competizioni i Rangers ed il Celtic. Gli Hearts hanno vinto nella loro storia 4 titoli nazionali, 4 FA Cup e 4 Coppe di Lega. L’Hibernian, invece, ha vinto 4 volte il campionato, 4 la Coppa di Scozia e 2 la Coppa di Lega. Numerose anche le partecipazioni alle coppe europee, senza risultati di rilievo purtroppo. Ma l’Edinburgh Derby continua a rimanere un derby bello ed intensissimo. Del resto la tifoseria dell’Hibernian è tra quelle che ha creato i maggiori grattacapi nel Regno Unito a partire dagli Anni Ottanta in poi. Le gesta dei Capital City Service, il maggiore dei gruppi organizzati al seguito degli hibs, sono state raccolte addirittura in due libri diventati un cult per la cultura calcistica scozzese. These Colours Don’t Run e Hibs Boy raccontano delle rivalità dei biancoverdi anche abbastanza diffuse non solo nei confronti dei concittadini dell’Hearts, ma anche al cospetto di Rangers, Aberdeen, Airdrie, Millwall, Leeds, Chelsea fino a  giungere agli scontri nel 2005 contro la tifoseria del Dnipro in ambito internazionale. Il movimento casual ha trovò terreno fertile ad Edinburgo sul fronte dell’Hibernian, un po’ come in tutta la Scozia.

 

di Vincenzo Paliotto tratto da Football Fans Urbone Publishing

I Pionieri di Scozia

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Il club scozzese più antico è comunque il Queen’s Park, nato il 9 luglio del 1867, che anche ha la sua sede a Glasgow. Il 30 novembre del 1872 la nazionale scozzese che affrontò a Glasgow, sul terreno di West Ground di proprietà dello Scotland Cricket Club quella inglese era totalmente composta da calciatori del Queen’s Park. Oltretutto la divisa del Queen’s Park, maglietta blu, calzoncini bianchi e calzettoni rossi, divenne quindi la tenuta di gioco degli scozzesi, mentre lo stesso Queen’s optò per una maglia bianconera a righe orizzontali, tanto da assumere anche il soprannome di hoops oltre a quello di spiders. Il modo di giocare del Queen’s Park più evoluto, fatto di tanti piccoli passaggi al posto dei consueti lanci lunghi, ispirò anche le tendenze tattiche di tutti club inglesi.  Attualmente i bianconeri militano in Third Division, la quarta serie ed ultimo gradino della piramide calcistica scozzese a livello professionistico, ma nel 1800 vinsero ben 10 Coppe di Scozia e per 2 volte persero la finale della Coppa d’Inghilterra contro il Blackburn Rovers. Prima squadra non-inglese a giocare la finale di FA Cup. E’ una squadra storica e di enorme prestigio e la rivalità è in ballo soprattutto contro Partick Thistle, Clyde ed Albion Rovers. Il suo campo di gioco ufficiale è addirittura l’Hampden Park (52.000), di cui ne è proprietario. Uno stadio leggendario, tra i più belli d’Europa, di appartenenza ad un club con statuto dilettantistico che però ospita in qualche caso le edizioni dell’Old Firm, le finali di coppa e le partite della nazionale scozzese. Giocò per l’ultima volta in massima divisione nel 1958, anche perché conservò uno status amatoriale quando il mondo del calcio era passato palesemente al professionismo. Tentò di reggere il passo di Celtic e Rangers, ma fu impresa che divenne praticamente impossibile. Nel 1933, sul terreno di Cathkin Park, registrarono addirittura 97.000 spettatori in una gara di Scottish Cup contro i Rangers. Ludere causa ludendi, giocare per divertirsi, questo il secolare motto per un club dalle tradizioni inarrivabili. Il Queen’s detiene un altro di quei record affascinanti del football britannico, che porta la data addirittura del 9 ottobre del 1875, quando gli scozzesi sfidarono e batterono per 5-0 gli inglesi del Wanderers. Un risultato roboante e qul match segnò anche la prima distribuzione a pagamento di un match program, un’autentica istituzione per il calcio britannico. Da quel giorno ne nacque una vera e propria tradizione ed un collezionismo ricchissimo. 21.850 sterline sarebbero state pagate nel maggio del 2006 per il match program di Wolverhampton-Preston North End, finale di FA Cup del 1889, record assoluto. Tuttavia, la storia leggendaria dal finale purtroppo funesto appartiene al Third Lanark, club nato nel 1872 e scomparso purtroppo nell’estate del 1967, quando la squadra non riuscì ad iscriversi al campionato. Questo glorioso club di Glasgow fu pesantemente penalizzato dal proprio chairman, il presidente, Hiddleston che dopo gli enormi consensi conseguiti negli Anni Sessanta, portò lentamente il club al fallimento, svendendo a prezzi ridicoli i migliori calciatori della squadra e soprattutto interessato a cedere l’area di Catkhin Park, zona in cui sorgeva lo stadio del club che una volta era stata di proprietà anche del Queen’s Park, ma suolo edificabile e quindi appetito da molti imprenditori. Il Third Lanark aveva vinto uno scudetto e due coppe nazionali e riusciva orgogliosamente a tener testa anche alle blasonate Celtic e Rangers. Non a caso, anche dopo la sua scomparsa, il calcio scozzese si identificò sempre di più in un autentico dualismo. A Glasgow il panorama delle squadre cittadine è completato da altri club che militano nelle categorie inferiori, ma talmente numerosi e depositario ognuno di essi di una grande tradizione sportiva da rendere l’idea dell’importanza del calcio in questa città. Giocano a Glasgow e dintorni, quindi, anche: Pollok, Arthurlie, Ashfield, Cambuslang, Vale of Clyde, Petershill, Shettleston, St. Anthony, Bellshill (che detiene un piccolo record, in quanto fu la prima squadra britannica a recare uno sponsor sulle magliette. Nel 1973/74 sulla sua divisa campeggiava la scritta di The Derby Inn, un bar locale), Yoker Athletic, Johnstone Burgh, Newmains, Maryhill, Renfrew, Thorniewood, Wishaw.

Tuttavia, nonostante la monotonia di un campionato che vede trionfare quasi sempre una a turno tra Celtic e Rangers Glasgow, è difficile non appassionarsi alla tradizione ed alla cultura del calcio scozzese.

Questo articolo è tratto dal libro  Football Fans di Vincenzo Paliotto Urbone Publishing

http://www.urbone.eu/obchod/football-fans

I Pionieri di Scozia

Queen’s Park, i più antichi

 

Il club scozzese più antico è comunque il Queen’s Park, nato il 9 luglio del 1867, che anche ha la sua sede a Glasgow. Il 30 novembre del 1872 la nazionale scozzese che affrontò a Glasgow, sul terreno di West Ground di proprietà dello Scotland Cricket Club quella inglese era totalmente composta da calciatori del Queen’s Park. Oltretutto la divisa del Queen’s Park, maglietta blu, calzoncini bianchi e calzettoni rossi, divenne quindi la tenuta di gioco degli scozzesi, mentre lo stesso Queen’s optò per una maglia bianconera a righe orizzontali, tanto da assumere anche il soprannome di hoops oltre a quello di spiders. Il modo di giocare del Queen’s Park più evoluto, fatto di tanti piccoli passaggi al posto dei consueti lanci lunghi, ispirò anche le tendenze tattiche di tutti club inglesi.  Attualmente i bianconeri militano in Third Division, la quarta serie ed ultimo gradino della piramide calcistica scozzese a livello professionistico, ma nel 1800 vinsero ben 10 Coppe di Scozia e per 2 volte persero la finale della Coppa d’Inghilterra contro il Blackburn Rovers. Prima squadra non-inglese a giocare la finale di FA Cup. E’ una squadra storica e di enorme prestigio e la rivalità è in ballo soprattutto contro Partick Thistle, Clyde ed Albion Rovers. Il suo campo di gioco ufficiale è addirittura l’Hampden Park (52.000), di cui ne è proprietario. Uno stadio leggendario, tra i più belli d’Europa, di appartenenza ad un club con statuto dilettantistico che però ospita in qualche caso le edizioni dell’Old Firm, le finali di coppa e le partite della nazionale scozzese. Giocò per l’ultima volta in massima divisione nel 1958, anche perché conservò uno status amatoriale quando il mondo del calcio era passato palesemente al professionismo. Tentò di reggere il passo di Celtic e Rangers, ma fu impresa che divenne praticamente impossibile. Nel 1933, sul terreno di Cathkin Park, registrarono addirittura 97.000 spettatori in una gara di Scottish Cup contro i Rangers. Ludere causa ludendi, giocare per divertirsi, questo il secolare motto per un club dalle tradizioni inarrivabili. Il Queen’s detiene un altro di quei record affascinanti del football britannico, che porta la data addirittura del 9 ottobre del 1875, quando gli scozzesi sfidarono e batterono per 5-0 gli inglesi del Wanderers. Un risultato roboante e qul match segnò anche la prima distribuzione a pagamento di un match program, un’autentica istituzione per il calcio britannico. Da quel giorno ne nacque una vera e propria tradizione ed un collezionismo ricchissimo. 21.850 sterline sarebbero state pagate nel maggio del 2006 per il match program di Wolverhampton-Preston North End, finale di FA Cup del 1889, record assoluto. Tuttavia, la storia leggendaria dal finale purtroppo funesto appartiene al Third Lanark, club nato nel 1872 e scomparso purtroppo nell’estate del 1967, quando la squadra non riuscì ad iscriversi al campionato. Questo glorioso club di Glasgow fu pesantemente penalizzato dal proprio chairman, il presidente, Hiddleston che dopo gli enormi consensi conseguiti negli Anni Sessanta, portò lentamente il club al fallimento, svendendo a prezzi ridicoli i migliori calciatori della squadra e soprattutto interessato a cedere l’area di Catkhin Park, zona in cui sorgeva lo stadio del club che una volta era stata di proprietà anche del Queen’s Park, ma suolo edificabile e quindi appetito da molti imprenditori. Il Third Lanark aveva vinto uno scudetto e due coppe nazionali e riusciva orgogliosamente a tener testa anche alle blasonate Celtic e Rangers. Non a caso, anche dopo la sua scomparsa, il calcio scozzese si identificò sempre di più in un autentico dualismo. A Glasgow il panorama delle squadre cittadine è completato da altri club che militano nelle categorie inferiori, ma talmente numerosi e depositario ognuno di essi di una grande tradizione sportiva da rendere l’idea dell’importanza del calcio in questa città. Giocano a Glasgow e dintorni, quindi, anche: Pollok, Arthurlie, Ashfield, Cambuslang, Vale of Clyde, Petershill, Shettleston, St. Anthony, Bellshill (che detiene un piccolo record, in quanto fu la prima squadra britannica a recare uno sponsor sulle magliette. Nel 1973/74 sulla sua divisa campeggiava la scritta di The Derby Inn, un bar locale), Yoker Athletic, Johnstone Burgh, Newmains, Maryhill, Renfrew, Thorniewood, Wishaw.

Tuttavia, nonostante la monotonia di un campionato che vede trionfare quasi sempre una a turno tra Celtic e Rangers Glasgow, è difficile non appassionarsi alla tradizione ed alla cultura del calcio scozzese.

 

paragrafo tratto dallibro di Vincenzo Paliotto Football Fans  Urbone Publishing

http://www.urbone.eu/obchod/football-fans