I PIONIERI DI SHEFFIELD

Il Bedford Duple Coach avanza lentamente con le sue morbide linee metalliche all’interno dell’Abbeydale Park. E’ la mattina del 24 ottobre 1957. L’autunno inglese cala una di quelle sue tipiche velature nebbiose, provando a nascondere tutto l’orgoglio secolare delle vecchie querce, degli arbusti e dei roseti lungo il percorso del mezzo, mentre intanto piccoli scoiattoli si cimentano in vertiginose corse sui mille disegni della corteccia dei tronchi. Quando il piccolo bus si ferma davanti all’ingresso del Club House, i primi a scendere sono eleganti signori incappottati, seguiti da un gruppo di passeggeri più giovani in giacche d’ordinanza. Facce sorridenti, e cappello in testa per i più anziani. Un accessorio, ancora irrinunciabile, soprattutto nelle occasioni formali. Loro, sono i dirigenti e i giocatori dello Sheffield Football Club, la più antica squadra del mondo. Quel giorno, il club fondato nel 1857 festeggiava un importante compleanno. Compiva esattamente 100 anni. E fu proprio in quello spicchio di verde incantato del South Yorkshire, che dal 1921 ospitava le vicende della squadra, che l’organigramma vecchio e nuovo del club si ritrovò per i primi convenevoli di rito e il pranzo, in attesa degli eventi del pomeriggio.

Quel giorno, a Sheffield sarebbe arrivato il principe Filippo, Duca di Edimburgo, consorte della Regina Elisabetta. Con quel suo essere così tremendamente inglese, con il suo humour tutto personale, con la sua aria vagamente distratta, sarà lui, l’ospite d’onore per i festeggiamenti. Per l’occasione la squadra avrebbe giocato un’ amichevole allo stadio di Bramall Lane con gli scozzesi del Queen’s Park di Glasgow, per contro la più antica società calcistica di Scozia.

Il Principe Filippo arrivò in perfetto orario a bordo di una brillante Rolls Royce applaudito da due ali di folla e scortato da agenti su imponenti cavalli bianchi. I giornali locali titolavano “Welcome”, mentre bandiere, fiori e insegne reali facevano bella mostra di sè su finestre e davanzali, aggraziando e ingentilendo, il rigore post bellico dei palazzi della città dell’acciaio. Per l’occasione la tribuna principale era stata addobbata e inghirlandata con il consueto e aulico nobile aspetto. In oltre 5000 accorsero per l’evento. L’esecuzione dell’inno nazionale, e il cerimoniale di rito. Gli spiders di Glasgow con la loro maglia a finissimi cerchi orizzontali, e “il Club” con una raffinata divisa a scacchi rossoneri. Finì con un salomonico pareggio per 2-2, dopo che gli scozzesi erano passati due volte in vantaggio. Di seguito le celebrazioni previdero una fastosa serata di gala in cui ovviamente al tavolo d’onore sedevano il Duca di Edimburgo, le alte autorità cittadine, e i responsabili del club.

“In cento anni hanno giocato per noi oltre seimila calciatori”

Fu questa la stima di Jim Hardie, segretario della società, con un passato da attaccante nel periodo compreso tra il 1939 e il 1947.

Peccato solo che per ovvi motivi d’anagrafe non spiccava tra i presenti la barba “darwiniana” di Nathaniel Creswick e i baffi a manubrio di William Prest, i due padri fondatori che in quel lontano 1857 decisero di infondere la scintilla del sacro fuoco, in una riunione tenutasi all’interno di un salotto della Parkfield House, nel sobborgo di Highfields. La casa brulicava di avvocati, commercianti, manifatturieri. Non mancavano neppure architetti, medici, e c’era perfino qualche reverendo. Il padrone di casa, un certo Harry Waters Chambers, è un amico stretto di Nathaniel, resosi disponibile ad ospitare tra le mura domestiche il fatale incontro che portò alla fondazione dello Sheffield Football Club. Nathaniel rivestì il doppio incarico di segretario e tesoriere, William si limitò a far parte del comitato fondatore. Per la presidenza la scelta ricadde su Frederick Ward, figlio di Thomas Asline Ward, uno degli uomini più in vista della città, mentre la serra nel giardino della loro abitazione, situata in East Bank Road, fungerà inizialmente da quartier generale della società. Creswick ha 26 anni ed è un avvocato, Prest ha tre anni di meno, è originario di York, e a Sheffield vi arriva per collaborare con il fratello John che gestisce una rivendita di alcolici. I due erano membri di quello Sheffield Cricket Club, che due anni prima aveva organizzato un primo improvvisato torneo di calcio. Alle celebrazioni del 1957 la coppia Creswick- Prest mancava certo, ma non nel ricordo, come pure furono ricordati quei giocatori che scesero in campo almeno una volta con la nazionale inglese. Charles Clegg su tutti, in seguito diventato presidente della FA, e che ebbe l’onore di giocare nella prima famosa partita internazionale contro la Scozia ad Hamilton Crescent nel 1872, e poi John Owen convocato nel 1874, e infine John Hudson che indossò la divisa con i tre leoni sul petto nel 1883.

Un passo indietro. Cambridge, 1848. Mentre l’Europa è sconvolta da venti irridenti, e le aspre contese di confini e libertà, infiammano i cuori degli uomini, nel rinomato college si tratta anche di argomenti meno impegnativi. Gli sforzi di H. de Winton e J.C. Thring porteranno alla formulazione di un gioco, che prevedeva dieci alunni, ed un maestro (da qui gli 11 uomini e la figura del”capitano”, ossia il responsabile della direzione dei propri alunni) che sfidavano altri dieci più uno di altre classi, tutte elitarie, in spazi chiusi. Il fatto di giocare esclusivamente tra di loro, stava un po’ stretto alle classi dell’università di Cambridge, così, Winton e Thring decisero di unire Eton, Harrow, Rugby School, Winchester, e Shrewsbury, per cercare di sviluppare prime regole basilari: le Regole di Cambridge, le primordiali regole del calcio. La palla da quel momento sfila dalle mani e rotola a terra. Forse meno nobile, ma forse più divertente. Nella mite bellezza della campagna inglese, iniziano a echeggiare rimbombi profondi, nuovi, è il rimbalzo, il metronomo cardiaco della vita calcistica. Si gioca con i piedi; non si passa più solo e soltanto indietro, no, adesso si scambia lateralmente, per poi evolversi nel lancio in avanti.

Sostanzialmente il calcio restò, comunque, confinato tra le mura universitarie per circa nove anni, ma evidentemente per qualcuno il decalogo degli universitari di Cambridge non era più sufficiente. Per il duo di Sheffield, Creswick – Prest, occorreva redigere un nuovo regolamento, migliorativo e più moderno. E’ così il 21 ottobre 1858 prendevano vita su carta, le cosiddette Sheffield Rules. Si trattò di legiferare sui calci d’angolo, sulle rimesse laterali, su quelle dal fondo, sui colpi di testa, sull’introduzione della traversa sulle porte, e del primo barlume di fuorigioco, poi codificato meglio con la nascita della Football Association nella Freemasons’ Tavern di Queen Street a Londra, lunedì 26 ottobre 1863. Una specifica quest’ultima assai importante, perché a quei tempi molti calciatori sostavano pigri e indolenti nei pressi del portiere, giacché ogni occasione era buona per segnare un goal e strizzare l’occhio compiaciuto alla signorina sorridente a bordo campo.

La Regina Vittoria era in carica da quasi vent’anni e Sheffield era una grigia e facoltosa città industriale dell’impero attraversata dal fiume Shaf. Forse, troppo facoltosa. Si presume che il proliferare delle nuove fabbriche fu fra le cause principali dell’epidemia di colera che nel 1839 uccise quasi 400 persone. Nessuno, avrebbe mai pensato che da qui potesse partire l’impulso forse decisivo nella storia del calcio. E invece, nel giro di cinque anni l’area cittadina arrivò a contare più di quindici squadre, e questo permise, di fatto, una ramificazione costante e sempre più produttiva di questo sport, che ben presto spinse altre città a formare squadre, scendere in campo e confrontarsi. Inizialmente, però poiché non c’erano altri team con cui giocare, le partite erano disputate tra i giocatori della stessa compagine. E quindi, ecco le classiche sfide scapoli contro ammogliati, o le più originali divisioni fra occupati contro disoccupati, alti contro bassi e altre amene trovate, finché nel 1860, sempre nella cittadina di Sheffield, scoppia l’altra scintilla. Fu fondata un’altra squadra, l’Hallam Football Club, contro la quale inevitabilmente lo Sheffield FC disputò la sua prima partita. L’incontro finì due reti a zero per lo Sheffield, con l’unica rete refertata siglata del capitano Creswick, ma pare con una grande prestazione del capitano avversario John C. Shaw, figura leggendaria del calcio inglese, che, grazie alla sua maestria, permise al gioco di diffondersi anche in altre realtà. Ah, una piccola curiosità. E qui che nasce la divisione dei classici colori, Rossi contro Blu, riportata poi ovunque nei giochi dediti a emulare questo sport, dai pupazzi del biliardino d’origine franco-tedesca, agli “omini” del subbuteo di natali britannici.

La stracittadina sarà ripresentata l’anno seguente, per scopo nobile e benefico: raccogliere fondi per l’ospedale di Wall Street. All’Hyde Park saranno presenti oltre 600 persone. La partita durò circa tre ore e i calciatori non si risparmiarono negli interventi e in qualche colpetto vietato, per quella che passò alla storia come la “Battaglia di Bramall Lane”, finita a reti inviolate. Pensate, la partita non si sarebbe dovuta disputare, per via della reticenza dei proprietari dell’impianto che non vedevano altri “dei” sportivi all’infuori del cricket, ma la motivazione a scopo benefico lasciò alla fine spazio per la gara. Altra giornata da ricordare è la prima trasferta del club; il 2 gennaio 1865, i giocatori andranno a Nottingham, a sfidare il neonato Forest, e dopo tre ore di gioco, lo Sheffield si impose col minimo scarto. Questa partita vide la comparsa dei primi parastinchi e il fischietto dell’arbitro, che poteva così comunicare meglio le sanzioni e le decisioni. La leggenda vuole che il giorno dopo la partita, le persone che aspettavano il treno alla stazione di Wicker (Nottingham), per passare il tempo in attesa del rispettivo convoglio, modellasse, un empirico pallone di stoffa, e iniziassero a calciarlo, per prendere dimestichezza con il nuovo gioco.

Solo quando lo Sheffield FC scese a Londra per il suo primo match nella capitale, avvenuto a Battersea Park, fu finalmente stabilita la durata di una partita. Ogni incontro avrebbe avuto insindacabilmente due tempi da quarantacinque minuti.

Fare solo amichevoli però iniziava ad annoiare, e qui nasce l’ennesima iniziativa: si creerà, con un pugno di sterline, la Youdan Cup, un torneo comprensivo di tutte le formazioni intenzionate a parteciparvi, che vide trionfare, a Bramall Lane, l’Hallam F.C. Un evento dove lo Sheffield, non parteciperà, per via di problemi, ad oggi ancora sconosciuti, legati al capitano della squadra ed alcuni suoi compagni.

Lo Sheffield FC, tuttavia, come molti altri sodalizi impegnati nel loro slancio di benefico e puro divertimento, ebbe un rapido declino agli inizi del novecento con l’avvento massiccio del calcio professionistico, non riuscendo mai più a competere sia economicamente che tecnicamente con le squadre di più alto livello. Anche in questo caso, però, i pionieri del calcio moderno si rivelarono lungimiranti, suggerendo alla FA di creare una competizione per soli club amatoriali, creando a tal proposito la celeberrima FA Amateur Cup, vinta dallo Sheffield FC nel 1904 contro l’Ealing. Di quel giorno resta una foto d’epoca sbiadita dal tempo che ritrae il gruppo al Valley Parade di Bradford, e che nella didascalia sottostante recita così:

” Bolsover, Chambers,Milnes, Green, Potts, Frost, Sylvester, Bedford, Hoyland G.,Hoyland J.E.,Forsdyke. Mr. Percy Green vive attualmentea Bradfield, mentre Mr. Frost a Dore. Si ritiene che Mr.Forsdyke sia in Canada.”

Sarebbero tornati a giocarsi una finale nel rinominato FA Vase nel 1977 a Wembley. Oltre tremila tifosi giungeranno dalla Steel City, tra cui alcuni sostenitori dello Sheffield United che rinunciarono alla partita che la loro squadra del cuore giocava in quello stesso giorno contro il Chelsea. Nell’altra metà campo ci sono i campioni in carica del Billericay Town: nessuna delle due formazioni riesce a prevalere sull’altra, si va alla ripetizione. Il 24enne John Pugh, insegnante al Politecnico, mise la firma sulla prima ed unica rete segnata dallo Sheffield Football Club nello stadio nazionale. Si tornò in campo per il replay stavolta al City Ground, la tana del Nottingham Forest. Ancora una volta le due squadre dimostrano che la differenza dei rispettivi valori era minima. Ma il trofeo, per il secondo anno consecutivo, finì tra le mani dei giocatori del Billericay, dopo il 2-1 finale.

Se è vero, che gli anni ottanta sono stati un periodo difficile per il calcio inglese, è altrettanto vero che lo Sheffield Football Club non ne rimase immune. Gli anni ottanta, infatti, saranno il decennio che accompagnerà il pallone nel periodo che lo stravolgerà definitivamente, con la televisione sempre più invasiva, e con gli stipendi dei calciatori che subiranno un’impennata paurosa. Cambiamenti importanti che colpirono pure la società britannica: il settore secondario andò in crisi, come dimostrato dagli scioperi dei minatori e dalle condizioni proibitive di alcuni settori trainanti dell’industria britannica. Ovvio che anche il comparto dell’acciaio perno dell’economia di Sheffield ne risentì: la produzione scenderà repentinamente, la disoccupazione subì un impennata, e nella decade successiva si registreranno migliaia di licenziamenti. Non è un caso che, in concomitanza con la crisi delle acciaierie, gli stessi United e Wednesday si ritrovino ad annaspare nelle divisioni inferiori del calcio inglese. Quanto allo Sheffield Football Club, il vero problema saranno le spese di manutenzione della società, in costante aumento. Nel 1988 la squadra non può più permettersi di giocare nel bucolico terreno di Abbeydale Park e dopo oltre sessanta anni deve traslocare a Hillsborough Park, a pochi passi dalla casa delle Owls.

Nel 2007 il club ha festeggiato il 150° anniversario dalla sua fondazione. A rendere omaggio, il sempre iconico Pelé, e un amichevole contro i milanesi dell’Inter. Un evento, che ebbe un gradito anticipo nel 2004, in occasione dalla consegna del “FIFA Order Of Merit”, la più importante onorificenza attribuita dal massimo organo calcistico mondiale, facendo divenire così lo Sheffield FC l’unico club al mondo insieme al Real Madrid ad averlo ricevuto.

C’è anche una pagina un po’ triste a corollario della storia di questo sodalizio. Quella datata quattordici luglio 2011 quando il “Football original rulebook”, una copia unica scritta a mano del libretto contenente le storiche Sheffield Rules e una parte dell’archivio del club, furono messe in vendita dalla società attraverso la nota casa d’aste Sotheby’s; la ragione di tale azione fu evitare la bancarotta ed il conseguente fallimento. Inevitabile o meno che sia stato il gesto, il prezzo battuto disse 881.250 sterline.

Una cifra che non è niente in confronto all’importanza di questa squadra, nata all’alba del gioco, e caparbiamente rimasta all’ombra dei riflettori del business seguendo i dogmi della loro originaria filosofia. Oggi se volete andare a trovarlo occorre che vi rechiate al Dronfield Coach and Horses, un delizioso pub recentemente ristrutturato e situato all’estremità inferiore di Sheffield. Bevetevi una Thornbridge Brewery, uscite e salite di qualche passo. Il campo dei pionieri adesso e lì..download

di Simone Galeotti

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