FA CUP FINAL 1973 Sunderland – Leeds

Quando il signor Ken Burns da Stourbridge fischia la fine dell’incontro, lo spicchio di Wembley colorato di biancorosso esplode in un boato di gioia. E Bob Stokoe si alza dalla panchina e corre. Il Sunderland ha appena conquistato la sua seconda FA Cup battendo in una finale palpitante di emozioni, il Leeds United di Don Revie. Lo ha fatto non solo da sfavorito ma anche da compagine di seconda divisione. Era la prima volta dal dopoguerra che un team “cadetto” saliva i gradini del royal box per ricevere il trofeo. Accadde anche nel 1931 con il WBA. Accadrà di nuovo nel 1980 quando un frizzante e irrispettoso West Ham befferà l’Arsenal detentore. Anche quel 5 maggio 1973 i bianchi di Elland Road si inchineranno al Sunderland da campioni uscenti. Corsi e ricorsi storici. Poesia e bellezza della coppa più antica del mondo. E intanto, Bob Stokoe continua a correre. Bob Stokoe è il manager dei black cats da cinque mesi. Ha raccolto una squadra che navigava nelle torbide acque dei bassifondi di classifica dell’ostica second division. Con lui al timone il Sunderland virerà decisamente verso posizioni di classifica di tutto rispetto e sopratutto raggiungerà l’atto finale della coppa. Corre impazzito di felicità. Corre verso Jimmy Montgomery. Corre ad abbracciare quel portiere che con due parate strepitose ha consentito al club del nord est d’Inghilterra di mantenere la rete di vantaggio e aggiudicarsi la coppa. La sua corsa a braccia aperte, cappello marrone a nascondere una calvizie incipiente, impermeabile trench beige sopra la tuta d’ordinanza rossa, resterà nella memoria come uno dei momenti più carichi di entusiasmo e commozione di sempre. Ad immortalarlo in quell’attimo, saranno non solo le riprese televisive e i flash dei fotografi, ma anche una statua che oggi campeggia all’esterno dello Stadium of Light. Omaggio e tributo all’uomo. Ricordo e testimonianza per chi quel giorno l’ha vissuto. Ma anche per chi non c’era. Per chi ci sarà, e vorrà capire la magia di certe emozioni. Per lui la vittoria sarà doppia. Racconterà che un giorno quando era alla guida del Bury, Don Revie cercò di corromperlo per favorire il successo dei suoi. L’incrocio di destini è straordinario se si pensa che Brian Clough forse il maggior nemico giurato di Revie si infortunò giocando guarda caso per il Sunderland proprio contro il Bury di Stokoe, per poi prendere il posto di Donald George Revie al Leeds quando quest’ultimo assunse la guida della nazionale. Come detto in precedenza c’era già una coppa d’Inghilterra nella vetrina dell’argenteria del Roker Park, il vecchio e glorioso stadio del Sunderland. Costruito per rivaleggiare in grandezza con gli odiati vicini di Newcastle ed inaugurato nel 1898. Fu abbandonato nel 1997 a favore di un complesso di case residenziali e per far posto al nuovo Stadium of Light. Un gioiello. Moderno e confortevole. Ma il cuore di tanti tifosi pulsa ancora sotto inclementi colate di cemento. Quella coppa, la prima, era datata 1937. Per gli annali, il Sunderland si impose 3-1 sul Preston di fronte a 121919 spettatori. Per la statistica andarono a segno Gurney, Carter, e Burbanks. Per i romantici, un ragazzino di dodici anni, Billy Morris, entra a Wembley con un gattino nero in tasca. Un portafortuna. Sarà uno dei motivi (ma non l’unico) per cui nel 2000 quando il club decise di indire un referendum per eleggere definitivamente il nick name della squadra l’appellativo “Black Cats” vincerà con largo margine. La FA Cup 1973 inizia nel tradizionale “terzo turno” di gennaio dove entra in scena la nobiltà vecchia e nuova di prima e seconda divisione. Inizia a Nottingham, sponda Notts County. Al Meadow Lane finirà 1-1, ma nel replay giocato in casa tre giorni dopo il Sunderland si imporrà per 2-0. Al quarto turno servirà ancora una ripetizione per decidere chi potrà accedere al turno successivo. Dopo che il Reading ha imposto il pareggio per 1-1 al Roker Park i biancorossi vanno a vincere in trasferta 3-1. Negli ottavi o se preferite al quinto turno l’abbonamento al replay del Sunderland prosegue. E questa volta il club di Stokoe fa una vittima illustre. Il Manchester City che aveva eliminato il Liverpool. Al Maine Road è un autentica battaglia che terminerà sul 2-2. Ma in casa il Sunderland non fa sconti e i Citizens si arrendono. 3-1!. La coppa entra nel vivo e sabato 17 marzo nei quarti di finale, l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. I Black cats pescano il Luton Town e lo affrontano fra le mure amiche. Finirà 2-0 e per il club di Roker park si aprono le porte di Hillsborough. Si aprono le porte della semifinale, preludio agli sfarzi di Wembley. Ma l’impresa è ardua. C’e da battere l’Arsenal e l’emozione di certe serate. In quelle semifinali ad eccezione del Sunderland che come detto militava in seconda divisione, gli altri tre team erano tutte squadre di massima serie e tra le altre cose anche le migliori visto e considerato che al termine del campionato l’Arsenal giunse secondo alle spalle del Liverpool campione, il Leeds United si classificò terzo e il Wolverhampton Wanderers finì la stagione al quinto posto. Sunderland- Arsenal, dunque. E’ il 7 aprile 1973. La muraglia umana dei tifosi è impressionante su tutti i lati dello stadio. Ci saranno in totale oltre 55000 spettatori. Per la città di Sunderland è già un evento. Si muoveranno in 23000, fra treni, autobus, e mezzi privati. I gunners scendono in campo con la maglia da trasferta gialla su pantaloncini blu, come al solito un effetto cromatico straordinario sul rettangolo verde. Il Sunderland opta per un impeccabile tenuta completamente bianca. La damigella al gran ballo dell’aristocrazia. Su Hillsborough tira un vento insidioso. I centrali dell’Arsenal commettono un errore sulla ribattuta dei centrocampisti avversari e Vic Halom ne approffitta per battere Wilson con un mezzo pallonetto. Alla fine del primo tempo i ragazzi di Stokoe sono avanti 1-0. Nella ripresa la convinzione di potercela fare cresce con il passare dei minuti e diventa quasi una certezza quando Hughes di testa raddoppia per i suoi su una rimessa in gioco di Bobby Kerr spizzicata leggermente da Dennis Tueart. L’Arsenal proverà a rientrare in partita ma il goal di Charlie George nel finale di gara non sarà sufficiente. Il Sunderland andrà a Wembley a giocarsi la finale con il Leeds United che intanto nell’altra semifinale, ha battuto i Wolves 1-0 a Maine Road con una rete di Billy Bremner. Immediatamente si scatenò un autentica corsa al biglietto. Tutta Sunderland avrebbe voluto scendere a Londra. Una Sunderland quella dei primi anni settanta che ancora vantava uno dei cantieri navali più importanti del mondo, gli shipyards, dove generazioni di operai piegavano l’acciaio sotto cieli perennemente grigi, ma almeno con una busta paga a fine mese. Dove ancora le miniere non risentivano della crisi e degli scioperi degli anni ottanta. Dove il Wearmouth Bridge accoglieva il sempre maggiore volume di traffico cittadino. Il 5 maggio 1973, mentre il presidente della Federcalcio Inglese e il Duca di Kent salutavano le due squadre sotto le torri dell’ Empire Stadium, Sunderland era deserta. Coloro che erano rimasti a casa si incollarono a radio e tv per seguire la partita. Per le agenzie di scommesse non ci sarebbe stata partita. Troppo più forte il Leeds United. Troppo più smaliziata ed esperta la squadra di Don Revie che per ogni ruolo poteva permettersi di schierare un nazionale. Uno squadrone stellare temuto ovunque e che se nel campionato appena concluso era arrivato solo terzo, aveva raggiunto non solo questa finale di FA Cup ma anche l’atto finale della Coppe delle Coppe. Avrebbe sfidato il Milan di Rocco e Rivera a Salonicco, in una partita i cui echi risuonarono per molto tempo. Al 30° della prima frazione di gioco David Harvey il portiere del Leeds, alza sopra la traversa un pallonetto da quasi metà campo di Kerr. Dalla bandierina Billy Hughes scodella un pallone che carambola maldestramente sulle gambe di Halom, ma quel controllo approssimativo, permetterà allo scozzese Ian Porterfield, di battere violentemente a rete il goal dell’ 1-0. Sarà la rete che deciderà l’incontro, ma il momento decisivo è senza dubbio quello avvenuto a venti minuti dalla fine. Reaney mette in mezzo un pallone che Cherry gira verso la porta, ma Montgomery con un tuffo prodigioso dice di no deviando il pallone però nei piedi dell’accorrente Peter Lorimer. Sembra fatta per il Leeds, sembra che quel meraviglioso pallone color ocra debba placidamente terminare la sua corsa nelle capienti reti di Wembley. Ma il destino di quella partita è già stato scritto a favore del Sunderland e Montgomery riesce miracolosamente a intercettare la sfera che come impazzita carambola solo sulla traversa. E l’episodio che permetterà a capitan Kerr di alzare con orgoglio sul palco d’onore la coppa d’Inghilterra mentre nel cielo di Londra esplode l’urlo dei supporters biancorossi, e a Sunderland è festa grande. Al ritorno in città un autobus scoperto portò in parata gli eroi di Wembley da Carville a Roker Park, fra scene di genuino entusiasmo popolare. Ci riproveranno diciannove anni dopo. Ancora da squadra di seconda divisione. Ma il 9 maggio 1992 il Liverpool di Greame Souness si imporrà per 2-0 spegnendo i nuovi sogni di gloria dei black cats.

 

Simone Galeotti

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