La rivoluzione di Manchester

Oggi l’Fc United of Manchester è sinonimo, in tutto il mondo, di quel calcio alternativo di chi crede che i tifosi ancora possano dire la loro, che i clubs dovrebbero essere gestiti in armonia con la propria comunità e che esistano, soprattutto, cose più importanti dei risultati ottenuti sul rettangolo verde di gioco.

Ma come tutto questo ebbe inizio? La domanda è lecita.

Il rivoluzionario club di Manchester nasce nel 2005 subito dopo l’acquisizione del Manchester United da parte di Glazer e con la conseguente dura presa di posizione dei suoi tifosi. Cosa non nuova in quella città inglese… In passato, infatti, i tifosi dei Red Devils erano riusciti a contrastare, con successo, il tentativo effettuato da Murdoch di acquisire il loro club.

In quei giorni del 2005, in molti di loro esiste la concreta speranza che la stessa cosa si sarebbe potuta ripetere anche nei confronti di Glazer: ma questa volta la loro battaglia è destinata a fallire! Giorno dopo giorno, le cose sembrano precipitare: con l’arrivo del nuovo presidente si registra un consistente aumento dei prezzi dei biglietti e lo stadio viene ridisegnato per favorire l’ingresso dei tifosi occasionali, distruggendo così la leggendaria atmosfera dell’Old Trafford, che in tante occasioni era stata necessaria per vincere partite che sembravano destinate a terminare con un’ignominiosa sconfitta.

I tifosi capiscono che non è possibile trovare una qualsivoglia mediazione con il nuovo presidente e che è arrivato il momento di cercare un modo nuovo per tornare a vivere la loro passione.

Qualcuno di loro ricorda quando, nel lontano 1992, i tifosi del Northampton Town diedero il via ad una vera rivoluzione nel mondo del tifo, affermando che i tifosi, se messi alle strette, devono addirittura condurre una campagna contro il loro stesso club e che, soprattutto, hanno anche il diritto di acquisire una partecipazione al suo interno, per poterlo meglio controllare. Da questo fermento nacquero, nella metà degli anni 2000, i cosiddetti Trust che aiutarono i tifosi nell’acquisire quote azionarie dei loro club preferiti. In molti casi, i loro sforzi furono coronati da un insperato successo e club come l’Exeter City, il Brentford e lo York City videro il controllo di maggioranza gestito dai tifosi stessi.

Ma questo approccio potrebbe andare di pari passo con il successo sportivo?”. Questa era la domanda ricorrente che tanti tifosi si ponevano. Eppure solo pochi anni prima, nel 2002, i tifosi del Wimbledon FC si erano ribellati alla decisione presa del loro club di trasferirsi a Milton Keynes e avevano fondato, seduta stante, l’AFC Wimbledon, che in quel fatidico 2005, in poco tempo era riuscito a farsi strada nelle categorie della non-league, dimostrando che tutto ciò era possibile ed anche auspicabile.

Ispirati da questi esempi, i tifosi del Man Utd decidono di fondare un club di loro proprietà gestito in armonia con i loro desideri. Nel corso di pochi mesi, nella primavera del 2005, un comitato direttivo di quindici persone inizia a reclutare nuovi soci, a sviluppare un business plan, a trovare un posto dove giocare, ad elaborare uno statuto e a presentare una domanda alla FA per ufficializzare il nuovo club che si chiamerà: FC United of Manchester!

In maniera molto rapida, i tifosi riescono a raccogliere 180.000 sterline da circa 3.000 soci, un risultato che, di gran lunga, supera le loro aspettative più rosee. Qualcuno fa un grande investimento, ma la maggior parte dei tifosi acquista solo piccole quote.

La prima partita del club, un’amichevole a Leigh, si gioca a metà luglio. Sotto la guida di Karl Marginson, l’FC United di fronte a 2.500 tifosi ottiene un buon pareggio. La partita si conclude con una festosa invasione di campo (proibita all’Old Trafford) e i giocatori sono trasportati fuori dal terreno di gioco sulle spalle dei loro tifosi.

Dopo un’incredibile serie di promozioni durante i primi campionati, oggi l’FC United gioca nella National League North.  Ma il successo sul campo non è la sola cosa importante nella storia di questo rivoluzionario club, perché per molti dei suoi tifosi, tanto importante quanto le vittorie ottenute sul campo è il modo in cui sono gestite le cose.

L’FC United of Manchester non è la visione di un solo uomo ma, piuttosto, un veicolo per le speranze e i sogni dei tifosi, che hanno voce in capitolo. L’FC United è, soprattutto, un club della comunità perché non vende solo biglietti a prezzi contenuti, ma è anche pesantemente coinvolto nel mondo del lavoro, aiutando le persone svantaggiate della città, attraverso varie modalità.

Tanti anni fa, i club di calcio erano gestiti in sintonia con la tifoseria: ecco cosa stanno facendo i rivoluzionari di Manchester, stanno semplicemente riportando il calcio alle sue radici!

Per aiutarci a capire meglio la portata di questa storica rivoluzione calcistica, ecco le parole di Rick Simpson, uno dei primi fondatori del FC United of Manchester

 

– Come è nata l’idea di fondare l’FC United of Manchester?

Il 12 maggio 2005 la famiglia Glazer ha preso il controllo finanziario del MUFC, purtroppo si è trattato solo di un “leverage buy-out”, dato che il denaro per acquistare il club era stato preso in prestito in maniera tale che poi l’indebitamento fosse pagato dal club stesso. Poco a poco, io ed altri 1.000 tifosi della vecchia guardia, persone con la stessa voglia di cambiare, abbiamo iniziato ad alzare la voce contro questa acquisizione. Sulla scia della nostra protesta, molti tifosi, tra cui anche coloro gestivano la fanzine Red Issue, hanno pensato che l’unico modo positivo per reagire, era quello di creare un nuovo club di proprietà dei tifosi, dove ogni socio ha diritto di esprimere il suo voto a prescindere da quanto versa per divenire suo socio.

 

– Quanti tifosi vi hanno seguito fin dai primi giorni?

La prima stagione è stata un po’ “pazza” perché inizialmente molti tifosi dello United sono venuti al campo, soltanto per dare uno sguardo ma noi abbiamo cercato di coinvolgerli ricreando l’atmosfera che si respirava all’interno dello stadio nel 1970. Nel primo anno abbiamo ottenuto una media di circa 3.000 spettatori.

 

– I tifosi dello FC United non hanno amato Glazer, ci puoi spiegare il perché?

E’ vero che abbiamo continuato a vincere trofei …. Ma i prezzi dei biglietti sono aumentati del 50%, ed il costo medio di un abbonamento è aumentato di quasi 1.000 sterline, questo significa che molti vecchi tifosi della classe media, ormai, possono solo guardare le partite in un pub! I proprietari sanno che per mantenere lo stadio pieno devono almeno qualificarsi per la Champions League, in questa maniera 30.000 nuovi tifosi hanno sostituito quelli che non vanno più allo stadio, ma questi “nuovi” tifosi continuano a rimanere fedeli solo se ci si qualifica per la Champions League! I Glazer hanno una sola motivazione: guadagnare soldi e non si preoccupano se i vecchi tifosi ormai non possono più permettersi di sostenere il loro club.

 

– Quali sono le differenze tra una partita del Man Utd partita e un dello FC United?

Prima di tutto sono scomparsi, dal 1992, i settori in piedi nello stadio dello United, scomparsi in un sol colpo! Anche se al secondo anello della Stretford End c’è ancora un settore in piedi, a volte siamo buttati fuori dalla sicurezza per questo “crimine”. Nello stadio dell’FC United of Manchester, l’80 % dello stadio canta ad alta voce le vecchie canzoni del Man United insieme con quelle del nostro nuovo repertorio, un’atmosfera ben diversa!

 

– Come è cambiata l’atmosfera all’interno di uno stadio inglese dal ’70?

Il cambiamento è stato enorme! Se un tifoso venisse catapultato ai nostri giorni dal 1970, o dagli ’80 si sentirebbe … male. Ho amato la passione ed un pò di pericolo, allora ero giovane e stupido. Allo stadio del FC United ricreiamo la vecchia passione intonando i vecchi cori, ma senza la violenza di allora. Ora andare ad una partita di calcio in trasferta per i tifosi è quasi come visitare un teatro! Alla classe media, così come ai proprietari e alle autorità piace guadagnare tanti soldi senza avere problemi. Credo che, a volte, sia bello andare da qualche parte in trasferta e cantare per 90 minuti, cantare e urlare come un adolescente demente: la terra può essere un posto frustrante, ma mi sento meglio quando assisto ad una partita e posso usare la mia voce per strillare e cantare, cosa che non posso fare dove, ormai, si riesce a malapena a parlare!

 

– Il calcio moderno è fatto di prezzi elevati e di calcio televisivo, pensi che i tifosi possano cambiare questa tendenza in futuro? Lo stadio può tornare come in passato?

Tutto è nelle mani dei tifosi, italiani, inglesi, tedeschi, scandinavi etc. etc. che devono essere in grado di comunicare tra di loro senza la faziosità che li ha sempre divisi, cercando di costruire dei club di proprietà dei tifosi in ogni paese. Solo in questo modo sarà possibile cambiare davvero le cose … ma l’apatia … è una forza distruttiva! E’ stata davvero una decisione difficile per me e per gli altri 2-3.000 tifosi dello United allontanarsi dalla nostra “fede”, non vado all’Old Trafford dal 2005. Speriamo di poter vedere altri tifosi che avranno il coraggio di andare via e di ricreare un nuovo club solo per un principio, credo che possa accadere ancora ed accadrà …….. ma io sono un ottimista nato!

 

– Steve Evets l’attore protagonista del film: “Il mio amico Eric” interpreta il ruolo di un tifoso dello Fc, United, ci puoi dire qualcosa su di lui?

Steve è esattamente come il personaggio che interpreta: lui viene ancora nel bar gestito dai volontari, tra cui ci sono anch’io, prima di ogni partita per prendersi una birra, si fa una chiacchierata e poi sale sulle gradinate per sostenere i ragazzi. Un bravo ragazzo!

 

– Oggi l’Fc united ha costruito un nuovo stadio, un grande traguardo raggiunto.

Il Broadhurst Park, che deve il suo nome dal parco in cui si trova lo stadio, è stato inaugurato alla fine di maggio del 2015 e ha una capienza tra i 4.500-5.000 tifosi, la maggioranza in piedi e 800 seduti. E’ stato un lungo percorso con molti ostacoli, che abbiamo superato, sia finanziari, burocratici che logistici, ma grazie alla nostra caparbietà ora abbiamo un posto che possiamo chiamare casa.

In realtà, con sei milioni di sterline si sono completati due settori dello stadio mentre gli altri due lati necessitano ancora di lavori di completamento, ma la cosa più importante è che siamo riusciti ad inaugurare il nostro stadio ed ora possiamo affrontare tutte le sfide che si hanno quando si possiede una squadra di calcio e uno stadio.

La nostra organizzazione è ancora relativamente giovane e, naturalmente, non ancora perfetta, abbiamo una dirigenza eletta da 5.000 soci e noi ci dobbiamo preoccupare di controllare che mantengano il club autosufficiente finanziariamente e in linea con i suoi principi fondanti.

 

– L’amichevole contro il Benfica, un altro sogno realizzato.

Sì, è stata una grande notte, che noi tutti ricorderemo per molti anni. Abbiamo incontrato una squadra che noi tifosi più anziani ricordiamo fin dal 29 maggio del 1968, quando il nostro amato Manchester United, sconfiggendoli, vinse per la prima volta la Coppa dei Campioni. Anche se, naturalmente, i portoghesi hanno mandato giovani e riserve resta, sempre, una squadra ricca di storia e siamo stati molto onorati che abbiano deciso di partecipare alla nostra partita inaugurale.

 

– I tuoi progetti futuri?

Per quanto riguarda l’FC United continuerò a sottoscrivere il mio abbonamento stagionale e continuerò ad andare allo stadio insieme a Tom il mio figlio più giovane, che compirà 16 anni la prossima settimana. E’ un’enorme gioia poter condividere le emozioni, insieme, sia nella vittoria che nella sconfitta. Lui sta portando anche i suoi compagni di scuola, perché è consapevole che abbiamo bisogno di costruire la prossima generazione di tifosi. L’FC è quasi una scuola di formazione per entrambi i Manchester, per questo cantiamo le canzoni dei due club ad ogni partita. Più tifosi continueranno a seguire i due Manchester, il big United e il little United, più la leggenda continuerà.

Ho scritto un libro intitolato “Divided-Re United, è una storia che non parla di calciatori, ma dei tifosi che hanno seguito lo United, per un periodo di cinquant’anni dal 1966 al 2016. L’ho inviato ad alcuni editori, senza successo, e quindi non escludo che lo pubblicherò attraverso una piattaforma on-line. Continuo ad aiutare mia moglie nell’ altra grande passione della nostra vita che è quella di poter essere di aiuto non solo ai nostri figli ma anche a tante altre famiglie attraverso un’associazione che abbiamo creato nel 2005: http://www.space4autism.com

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Giorgio Acerbis tratto da Uk football stories  n.2

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