C’era una volta… Il Blackburn Rovers ‘94/’95

Giuseppe Platania

All’alba del 1991, Ewood Park era un vetusto impianto con tre tribune su quattro risalenti a diversi anni prima lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Gli spettatori, dall’alto di questi spalti antiquati e decadenti, assistevano un po’ nostalgici e infreddoliti alle dolorose, ruvide partite di Second Division del loro Blackburn Rovers Football Club, una squadra impegnata, anno dopo anno, a lottare con i propri denti per sfuggire ad un destino di retrocessione che prima o poi, temevano, avrebbe pur dovuto compiersi. Ma non sapevano ancora, all’epoca, che le cose, per mano di un uomo, sarebbero presto cambiate. In meglio, per giunta.
Giusto per fare qualche esempio, non avrebbero di certo immaginato, nel 1991, che nel giro di pochi anni la loro squadra avrebbe infranto per ben due volte di fila il record britannico di trasferimenti acquistando a suon di milioni – per l’epoca, s’intende – giocatori come Alan Shearer e Chris Sutton; o ancora, non si sarebbero di certo sognati di vedere un Ewood Park completamente ricostruito e messo a lucido, o di assistere alla nascita, praticamente dal nulla, di un moderno centro di allenamento a Brockhall Village, nella Ribbie Valley, 11 km a nord di Blackburn. Ancor meno, in tutta onestà, avrebbero immaginato di rivedere il Blackburn Rovers sul tetto d’Inghilterra, quattro anni dopo, al termine di una stagione culminata con un duello a distanza, tra Rovers e Manchester United, che sicuramente avrà fatto perdere qualche anno di vita a chi l’ha vissuto direttamente. Anni di vita che, c’è da sottolinearlo, nessuno ha finora più reclamato. Perché è stato tutto talmente limpido e intenso, talmente forte e significativo, che certi ricordi, certe sensazioni, non li scambierebbero più per nessun’altra cosa al mondo. Succede solo una volta nell’esistenza di un tifoso, e per un tifoso del Blackburn Rovers è la cosa più bella che possa essere mai accaduta: eterna linfa vitale, dolci ricordi che definiscono un prima e un dopo nell’ordine delle cose.

L’uomo del Sogno ha un nome e cognome, che resteranno per sempre scolpiti nella storia del Blackburn: Jack Walker. Per tutti, simpaticamente ‘Uncle Jack’, Zio Jack. Un appellativo quasi di confidenza, che denota l’origine locale dello storico proprietario dei Rovers. Jack Walker è infatti è un uomo di Blackburn, nato e formatosi nel Lancashire. Ha lasciato la scuola a 13 anni per lavorare come operaio in un’azienda dedita alla lavorazione del metallo e, dopo la morte del padre, a poco a poco, ha cominciato a costruire il suo piccolo impero, la Walkersteel. Una creatura che nel giro di pochi anni si è imposta in un ruolo leader nel panorama dell’industria del metallo britannico. Insomma, un ‘local boy’ divenuto grande. Sempre nel suo Lancashire, nella sua Blackburn. La lungimiranza di Walker è stata tale che nel 1988, pochi anni prima della recessione in Inghilterra, l’industriale inglese ha deciso di vendere con una tempistica perfetta la Walkersteel alla British Steel Corporation, ad una cifra record per l’epoca. E’ in questi anni che matura l’idea di risollevare le sorti della squadra di football della sua città, il Blackburn Rovers, di cui è stato da sempre tifoso. Comincia a farlo, sempre nel 1988, donando gratuitamente i materiali edili necessari per la ristrutturazione della nuova Riverside Stand del vetusto impianto di Ewood Park. Finisce infine per acquistare tutto il club, nel 1991, cambiandone per sempre le sorti. Quella di Jack Walker non è la classica, moderna e poco romantica storia del magnate giunto da lontano interessato ad investire capitali nel calcio europeo per un profitto a breve termine. Situazione che, per altro, a parte poche illuminate eccezioni, sta creando disastri su disastri nelle varie divisioni inferiori del calcio inglese, con buona pace dei tifosi. Quella di Jack Walker – dal 1991 in poi, Zio Jack – è, al contrario, la storia fortunata di un ragazzo di Blackburn che, divenuto grande, ha voluto restituire qualcosa alla sua città. Una grigia città del nord che, prima del suo arrivo, aveva pochi motivi per sognare qualcosa di importante.

Per capire l’impatto che Uncle Jack ha avuto sulla storia del Blackburn Rovers, bisogna riavvolgere il nastro e tornare alla seconda metà degli anni ’80. I Blues and Whites vivono un periodo buio. Sfiorano la retrocessione dalla Second Division nella stagione 1985-86 e siccome le cose non sembrano prendere una piega migliore all’inizio dell’annata successiva, Bobby Saxton, a Natale, viene definitivamente esonerato dal club. A Blackburn giunge allora Don Mackay, che a poco a poco risolleva le sorti dell’undici del Lancashire, terminando la sua prima mezza stagione in dodicesima piazza. Per tre stagioni consecutive, anche grazie all’arrivo di giocatori del calibro di Ossie Ardiles, Steve Archibald e Frank Stapleton – secondo la leggenda, portati a Blackburn proprio grazie al contributo di Jack Walker, che già in quegli anni cominciava ad interessarsi alle sorti della sua futura squadra – i Rovers di Mackay arrivano in quinta piazza, sfiorando anno dopo anno la promozione. Promozione che si tramuta ufficialmente in maledizione quando, nel 1990, all’alba dell’ultimo decennio del secolo, il Blackburn fallisce il play-off contro lo Swindon. A questo punto il malumore torna a regnare ad Ewood Park, ma è uno stato d’animo destinato a perdurare per brevissimo tempo, perché sta per entrare in scena Mister Jack Walker, per tutti Uncle Jack. L’imprenditore locale preleva ufficialmente il club nel gennaio del 1991. Correva l’anno calcistico 1990-91, un’annata di estrema sofferenza per un Blackburn Rovers irrimediabilmente scottato dalla sconfitta nei play-off della precedente stagione. Don Mackay fa il possibile per scongiurare la retrocessione e, sfruttando a dovere i fondi che Uncle Jack gli mette subito a disposizione, riesce a terminare in diciannovesima piazza: i Blues and Whites rimangono dunque in Second Division. Conclusosi definitivamente l’anno di transizione, Walker fissa subito gli obiettivi della sua gestione e non ha paura di esprimerli pubblicamente: il suo Blackburn dovrà tornare presto in Premier Division, ritagliarsi uno spazio all’interno dell’élite del calcio inglese e, nel giro di pochi anni, andare a competere con i migliori club europei. Dà quindi il benservito a Don Mackay e chiama a Blackburn niente meno che Kenny Dalglish, che ha appena concluso la sua esperienza vincente al Liverpool. Firma nell’ottobre del 1991, la data ufficiale dell’inizio del Sogno del Blackburn Rovers.

Il palmarès del Blackburn Rovers FC

Premier League: 1994-95
Division One: 1911-12; 1913-14
Division Two: 1938-39
Division Three: 1974-75
FA Cup: 1884; 1885; 1886; 1890; 1891; 1928
League Cup: 2002

Il manager scozzese ha fin da subito un grande impatto all’interno dello spogliatoio dei Rovers, ma se riesce a risalire la china della classifica è anche grazie all’aiuto dei nuovi innesti portati nel Lancashire da Jack Walker: Alan Wright dal Blackpool, Colin Hendry dal Manchester City, ma soprattutto Mike Newell dall’Everton, che insieme a David Speedie formerà una coppia d’attacco a dir poco micidiale per la categoria. A dicembre il Blackburn di Dalglish ha già agguantato la terza piazza della classifica, ma è solo nell’ultimo weekend stagionale, dopo alti e bassi primaverili, che i Blues and Whites conquistano un posto nei play-off, battendo il Plymouth Argyle per 3-1 con una super tripletta di Speedie. Siamo nel maggio del ’92, alla vigilia delle due partite più folli della storia recente del Blackburn, la doppia semifinale dei play-off contro il Derby County. Ad Ewood Park i Rovers non ci capiscono nulla per quindici minuti e i Rams sono già in vantaggio di due reti alla metà della prima mezz’ora di gioco. Fortunatamente, Scott Sellars trova la zampata vincente per accorciare lo svantaggio al 30’, dopodiché Newell riesce incredibilmente a pareggiarla poco prima dell’intervallo. Nella ripresa la doppietta di David Speedie manda i Rovers in paradiso e nonostante i brividi della semifinale di ritorno (sconfitta per 2-1 al Baseball Ground), il Blackburn di Dalglish vola a Wembley per giocarsi la Premier Division col Leicester City. Vincerà 1-0, grazie al rigore di Mike Newell, che permette al Blackburn, in quel magico pomeriggio soleggiato londinese, di divenire un membro fondatore della neonata Premier League.

Con la promozione, viene realizzato solo il primo grande sogno di Jack Walker: il secondo, a breve termine, era infatti il nuovo stadio. Dopo la finale dei play-off, nel giugno del ’92 viene data l’approvazione ai lavori del nuovo Ewood Park, che hanno portato, nell’arco di circa tre anni, alla costruzione di un impianto da 31,000 posti tutti a sedere, il cui fiore all’occhiello è rappresentato dalla mastodontica Jack Walker Stand, un capolavoro da 11,000 posti che ha rimpiazzato la vecchia Nuttall Street Stand e che ha preso il nome proprio dallo storico proprietario dei Rovers. Con un Ewood Park finalmente ammodernato e tirato a lucido, si prospettavano anni magici dalle parti di Blackburn, e a ragione. Conquistata la neonata Premier League, Uncle Jack provò fin da subito a tener fede alle sue promesse iniziali mettendo a segno un colpo clamoroso, al termine di un estenuante duello di mercato col Manchester United di Alex Ferguson: nel Lancashire arrivò infatti niente meno che Alan Shearer, sogno offensivo di squadre ben più blasonate del Blackburn, quali i Red Devils, appunto, e il Liverpool. Shearer si aggregò alla truppa di Dalglish al termine di una trattativa che divenne un vero e proprio tormentone dell’estate del 1992, reduce per altro da un Europeo con l’Inghilterra sottotono, fatto di una sola presenza nella fase a gironi e zero reti all’attivo. Fu infranto ogni record nelle logiche del calciomercato inglese: per l’esorbitante cifra – per quei tempi – di 3,6 milioni di sterline, infatti, l’ex-Southampton, a 22 anni, si accasò alla corte dei Rovers, che per giunta cedettero ai Saints, nel contesto della trattativa, David Speedie, per nulla felice di lasciare il Blackburn. Da quel momento in poi, i Rovers e Shearer divennero una cosa sola, un tutt’uno, un sogno meraviglioso che ancora risplende di luce propria nelle memorie dei tifosi di Ewood Park. La prima stagione in Premier League andò oltre ogni aspettativa. Il Blackburn Rovers, che giocava in quella splendida divisa targata Asics e sponsorizzata dalla birra scozzese McEwan’s, arrivò quarto, un punto dietro il Norwich City terzo (per comprendere l’importanza del traguardo, basti pensare che allora la terza piazza valeva il biglietto d’entrata in Coppa UEFA) e a tredici dal Manchester United campione d’Inghilterra. E pensare che questa meravigliosa annata Shearer non poté nemmeno godersela tutta: infortunatosi al legamento del crociato anteriore destro in dicembre, in un match di campionato contro il Leeds United, il ragazzo di Newcastle non andò oltre le 21 presenze, segnando comunque la bellezza di 16 gol. Ma c’era ancora tempo; stagioni più prospere e fiorenti si profilavano all’orizzonte: quei giorni erano fatti di un sapore che chiunque, a Blackburn, cominciava a pregustare con appagante attesa. Nella stagione 1992-94 si andò parecchio oltre. Quell’anno, infatti, il Blackburn lottò per il titolo con il Manchester United. Sebbene i Red Devils di Alex Ferguson occuparono la prima piazza per gran parte della stagione, in primavera il gap venne parecchio diminuito, ma la vittoria nello scontro diretto di Ewood Park (2-0, con superba doppietta di un ritrovato Shearer, che a termine stagione avrà realizzato un bottino complessivo di 34 centri) non bastò per sperare nel successo finale: il titolo di Campioni d’Inghilterra andò nuovamente alla corazzata di Alex Ferguson, ma il Blackburn arrivò secondo a otto lunghezze, ottenendo il piazzamento più alto della sua storia in 80 anni e, soprattutto, una storica qualificazione in Coppa UEFA, dopo averla solo sfiorata la passata stagione.

Zio Jack realizzò dunque il suo terzo sogno: entrare a far parte delle squadri più forti d’Europa. Si rese conto, allo stesso tempo, che per lottare per il titolo inglese e competere sui palcoscenici europei, sarebbe servito qualcosa in più. Un nuovo importante innesto, tanto per cominciare. Si scrisse ancora la storia del calciomercato britannico quando nell’estate del ’94 Chris Sutton si aggregò alla corte di Kenny Dalglish per la cifra record di 5 milioni di sterline, direttamente dal Norwich City. Il ragazzino di Nottingham, alla sola età di 21 anni, andò a formare una partnership d’attacco che rimarrà per sempre nella memoria del calcio inglese: la leggendaria ‘SAS’, ‘Sutton and Shearer’, una delle coppie più prolifiche, belle e romantiche della storia della Premier League. Quel Blackburn, però, non si limitava alla sola SAS. Kenny Dalglish poteva vantare di giocatori del calibro del terzino mancino Graeme Le Saux, del centrocampista David Batty, del capitano Tim Sherwood, del roccioso norvegese Henning Berg, del colosso scozzese Colin Hendry, nonché del già citato Mike Newell e di un giovanissimo Shay Given, ai tempi riserva del più esperto Tim Flowers. La stagione 1994-95 che stava per cominciare sarebbe rimasta per sempre scolpita nella memoria di tutti gli appassionati di calcio d’Inghilterra come una delle annate più belle e coinvolgenti di sempre. Il Blackburn cominciò quella stagione con la trasferta di Southampton, finita per 1-1. Chris Sutton si mise subito in mostra, sfiorando a più riprese il primo gol stagionale dei Rovers, ma sprecando il più delle volte sotto porta. Ci pensò dunque Alan Shearer, proprio su assist del suo compagno di reparto, a ristabilire l’equilibrio dopo che i Saints si erano portati avanti nel primo tempo con la rete di Nicky Banger. Poco male, perché appena tre giorni più tardi gli uomini del Lancashire ottennero una vittoria con stile contro il Leicester, per 3-0, ad Ewood Park. In quell’occasione fu proprio Sutton a mettere la firma sul primo gol casalingo della stagione, mettendo il primo tassello sui suoi 15 gol in campionato. Fu il primo di una serie di larghi successi, inframezzati solo dal pari a reti bianche in casa dell’Arsenal. La prima sconfitta, invece, giunse a Norwich, per 2-1, seguita, tre giornate più tardi, dalla disfatta casalinga nello scontro diretto contro il Manchester United. Fu un pomeriggio piuttosto controverso: i Rovers si portarono avanti con Paul Warhurst, ma allo scadere del primo tempo l’arbitro assegnò un discusso penalty allo United ed espulse il colosso norvegese Berg, permettendo ad Eric Cantona di pareggiare prima dell’intervallo. I Red Devils, in superiorità numerica, vinsero per 2-4 ad Ewood Park, ma il Blackburn reagì magnificamente alla batosta, infilando una serie strepitosa di 12 risultati utili consecutivi, di cui 1 pareggio e 11 vittorie, tra le quali, memorabili, il 3-2 rifilato al Southampton – con Shearer e Le Tissier protagonisti indiscussi della gara – e il 4-2 al West Ham United, sempre ad Ewood Park, con tripletta di Alan Shearer. La prima sconfitta dopo questo filone impressionante di vittorie, arrivò, guarda caso, all’Old Trafford, nella gara di ritorno contro il Manchester United, il 22 gennaio 1995: finì 1-0 per i padroni di casa, che vinsero grazie al gol di Eric Cantona all’80’. Tre giorni dopo proprio il francese, in un raptus di follia, concluse la sua stagione per squalifica in seguito al tristemente celebre assalto ad un tifoso di Selhurst Park, in una partita che lo United pareggiò per 1-1 contro i padroni di casa del Crystal Palace.

La classifica marcatori FA Premier League 1994-95

Gol Marcatori Squadra
34 Alan Shearer Blackburn
25 Robbie Fowler Liverpool
24 Les Ferdinand QPR
22 Stan Collymore Nottingham Forest
21 Andy Cole Newcastle/Man Utd
20 Jurgen Klinsmann Tottenham

 

Ormai non c’erano più dubbi: nonostante le due sconfitte negli scontro diretti, il Blackburn Rovers se la stava giocando ad armi pari con lo United per il titolo nazionale. Specialmente a partire da gennaio, quando il Newcastle United, ceduto Andy Cole ai Red Devils alla cifra record di 7 milioni di sterline, si auto-proclamò ufficialmente fuori dai giochi nella corsa al titolo. A partire dal nuovo anno fu il Blackburn a rimanere saldamente in sella alla testa della classifica. Per contro, il cammino nelle coppe fu a dir poco disastroso. Gli uomini di Dalglish non ebbero nemmeno il tempo di assaporare il gusto del calcio europeo che vennero eliminati nel primo turno di Coppa UEFA per mano degli svedesi del Trelleborgs. Neppure nei tornei nazionali andò meglio: non si superò infatti il quarto turno in Coppa di Lega, mentre la FA Cup si concluse al terzo, a vantaggio del Newcastle di Kevin Keegan. Poco male, perché ormai il Blackburn rincorreva a vele spiegate il sogno della Premier League: tirare i remi in barca, a quel punto della stagione, aveva poco senso. Più ci si inoltrava nella primavera, più diventava difficile mantenere i nervi saldi. Eppure, per impedire al Manchester United di conquistare il suo terzo campionato consecutivo, era necessario uno sforzo psicologico immane, oltre che fisico. La corsa alle fasi finali della stagione fu un duello serrato, sudato, sofferto. Tra febbraio e aprile, i Rovers infilarono un’altra serie di dieci risultati utili consecutivi, ma alla quintultima giornata arrivò una pesante sconfitta per mano del Manchester City, che vinse ad Ewood Park per 2-3. La reazione arrivò tre giorni più tardi contro il Crystal Palace, ma anche la penultima trasferta stagionale fu ostile agli uomini di Kenny Dalglish, che uscirono sconfitti da Upton Park con un secco 2-0. A due giornate dal termine il Blackburn era ancora in prima posizione, ma tutto sostava pericolosamente lungo il sottilissimo filo di un fragile equilibrio. Un altro passo falso e sarebbe stata la fine. L’ultima di Ewood Park, nella quale si registrò anche il record di presenze stagionale (30,545 spettatori ad assistere all’ultima casalinga dei propri beniamini) si concluse con un tiratissimo successo: 1-0 al Newcastle, ancora Shearer. La classifica, alla fine dei novanta minuti, recitava così: Blackburn Rovers 89, Manchester United 87. Ballavano due pericolosissimi punti tra le due compagini. Ora toccava andare ad Anfield, a giocarsela col Liverpool, mentre lo United era ospite del West Ham a Londra. La data è quella del 14 maggio 1995.

Fu una delle ultime giornate più folli ed esaltanti dell’intera storia calcistica moderna. Tutto era cominciato al meglio per il Blackburn: Alan Shearer aveva aperto le marcature al 20’ siglando il suo 37° centro stagionale, mentre il West Ham, dopo essersi fatto mettere sotto per mezz’ora da un grande United, aveva clamorosamente spezzato l’equilibrio di risultato con la rete di Michael Hughes al 31’. Tuttavia, nella ripresa, il contesto viene del tutto ribaltato. I Red Devils agguantano il meritato pareggio al 52’ grazie a Brian McClair, mentre a Liverpool i Reds annullano il vantaggio dei Rovers al 64’ con il gol di John Barnes. In questi istanti il Blackburn sarebbe campione, ma la pressione inferocita degli uomini di Alex Ferguson mette in forte apprensione tutti quei tifosi che con gli occhi sono ad Anfield e con le radioline ad Upton Park. Se lo United avesse vinto e il Blackburn pareggiato, i Red Devils avrebbero conquistato il titolo per una mera questione di differenza reti. Dopo una stagione così, sarebbe stato decisamente troppo per chiunque. Dal 64’ in poi, quindi, un filo rosso di paura, apprensione, ansia e frustrazione collegava invisibilmente gli spalti di Anfield e quelli di Upton Park. Qui, sotto la Bobby Moore Stand, è un vero e proprio bombardamento. Il protagonista assoluto è un ragazzo di un metro e novantuno proveniente da Prostejov, Repubblica Ceca: Ludek Miklosko, che ha difeso con onore i pali degli Hammers tra il 1990 e il 1998. Ma soprattutto, quel pomeriggio, ha tenuto vive e vegete le speranze dei tifosi del Blackburn, dato che il suo West Ham nulla più aveva da chiedere al campionato, parando di tutto ad Andy Cole e soci. Quando Jamie Redknapp, al 93’, punisce Tim Flowers mettendo la firma sul successo del Liverpool, l’agonia dei tifosi del Blackburn è allo stremo. Ad Anfield la gara è virtualmente finita da un pezzo; la tensione attanaglia le caviglie dei giocatori dei Rovers. Non importa la sconfitta, la testa è solo ad Upton Park, da dove si attende febbrilmente ogni minima notizia. A ogni parata di Miklosko, un brivido gelido scende lungo la schiena del popolo biancoblu. Si suda freddo. I secondi che passano perdono il loro significato; il tempo è un eterno indefinito e confuso.  Quando il triplice fischio risuona sugli spalti di Upton Park, tutto ritorna alla sua chiarezza originale. I tifosi del Lancashire esplodono di una gioia troppo intensa per essere capita, Kenny Dalglish viene sommerso dagli abbracci dei suoi giocatori. 81 anni dopo, il Blackburn Rovers è Campione d’Inghilterra. L’ultimo Sogno di Uncle Jack, che lascerà questo mondo cinque anni più tardi, si è realizzato nel più incredibile dei modi.

La rosa campione d’Inghilterra 1994-95

1 Tim Flowers – POR [Eng] 14 Lee Makel – DIF [Eng]
2 Tony Gale – DIF [Eng] 15 Richard Witschge – CEN [Ola]
3 Jeff Kenna – DIF [Irl] 16 Chris Sutton – ATT [Eng]
4 Tim Sherwood © – CEN [Eng] 17 Robbie Slater – CEN [Aus]
5 Colin Hendry – DIF [Sco] 20 Henning Berg – CEN [Nor]
6 Graeme Le Saux – DIF [Eng] 21 Paul Harford – CEN [Eng]
7 Stuart Ripley – CEN [Eng] 22 Mark Atkins – CEN [Eng]
8 Kevin Gallacher – ATT [Sco] 23 David Batty – CEN [Eng]
9 Alan Shearer – ATT [Eng] 24 Paul Warhurts – CEN [Eng]
10 Mike Newell – ATT [Eng] 25 Ian Pearce – DIF [Eng]
11 Jason Wilcox – CEN [Eng] 26 Frank Talia – POR [Aus]
12 Nicky Marker – DIF [Eng] 31 Shay Given – POR [Irl]
13 Bobby Mimms – POR [Eng]  

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